ENNA – All’alba di questa mattina, a conclusione di articolata e complessa attività investigativa, la polizia di Stato ha eseguito l’arresto di 3 soggetti, in esecuzione di ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal g.i.p. del tribunale di Caltanissetta, giusta richiesta della Procura Distrettuale Antimafia Nissena, a carico di (in foto in basso da sinistra a destra):

Il primo risulta indagato quale componente – sin dagli anni ’90 – e successivamente quale principale esponente della “famiglia” di Calascibetta (in provincia di Enna) dell’associazione denominata “Cosa Nostra”, con l’aggravante di aver avuto disponibilità di armi, nonché di aver finanziato le attività economiche assunte o controllate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto e il profitto dei reati commessi.
Il secondo e il terzo risultano indagati per concorso esterno perché, nello stesso arco temporale, quali imprenditori titolari di un impianto per la produzione di calcestruzzo, concorrevano all’attività delle famiglie costituenti l’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra” operanti in provincia di Enna, mettendo a loro disposizione la loro qualità di imprenditori per favorire l’attività dell’organizzazione informandola dello svolgimento di lavori edili sul territorio, sostenendola economicamente e facendo da intermediari tra “Cosa Nostra” e le ditte che eseguivano lavori edili pubblici e privati, il tutto in cambio del sostegno mafioso per il conseguimento di forniture di calcestruzzo a danno di altre ditte o comunque senza doversi attenere a parametri concorrenziali.
L’operazione odierna costituisce il proseguimento ideale dell’operazione “Goodfellas” (giugno 2017), diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia Nissena, anch’essa condotta dalla squadra mobile di Enna e dal commissariato di Leonforte.
In particolare, nell’ambito di quest’ultima indagine gli organi inquirenti hanno approfondito tutti gli elementi indiziari a carico di Carmelo Bruno, attuale rappresentante di fatto della famiglia di “Cosa Nostra” di Calascibetta – una delle cinque famiglie tradizionali in provincia di Enna – e di due imprenditori cognati e soci, gli odierni arrestati Giuseppe Di Venti e Antonio Giuseppe Falzone, titolari di un impianto per la produzione di calcestruzzo, strettamente legati a Bruno e inizialmente anche al boss Gaetano Leonardo, alias “Tanu u Liuni”.