POZZALLO – Dopo l’ennesimo rifiuto di accoglienza dei migranti che viaggiano in mare sulla Diciotti, nave militare dello Stato Italiano, la nave potrà adesso sbarcare a Pozzallo (in provincia di Ragusa). Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, denuncia, per l’ennesima volta, l’illegittimità della “chiusura dei porti”.
Sono 177 i migranti che si trovano in mare, da molte ore, sulla nave militare. Salvini ne ha sin da subito rifiutato l’accoglienza, pressando affinché lo sbarco avvenisse sulle coste maltesi.
Orlando, si è detto indignato: “Non è ammissibile che esponenti del Governo, con fatti e dichiarazioni di dubbia legittimità, impediscano alle forze armate di adempiere agli obblighi che derivano da trattati internazionali, oltre che dal buon senso e dall’etica“.
“Inviti, che suonano come minacce, rivolti ai nostri militari perché riportino in Libia i migranti soccorsi in mare, dimostrano come da parte del Governo vi sia il più assoluto disprezzo delle regole, accompagnato da un’idea distorta del ruolo delle forze armate, che si attengono alle leggi e ai trattati e non devono essere soggette ad alcuna forma di pressione politica”, ha dichiarato.
Il luogotenente Ciavarelli ha riferito alcuni messaggi ricevuti dai colleghi, i quali si trovano in disagio. I militari, che hanno l’obbligo giuridico, di soccorrere chi ha bisogno d’aiuto, vengono spesso paragonati agli scafisti o a chi non fa gli interessi dello Stato.
Ciavarelli sottolinea come sia assolutamente necessario definire una politica migratoria seria e ricevere delle disposizioni certe sul da farsi. I continui cambiamenti di rotta e di ordini, infatti, lasciano in mare persone in estreme condizioni. I migranti, secondo quanto dichiarato da Ciavarelli, anche quando riescono a sopportare il viaggio in discrete condizioni, potrebbero compiere gesti estremi, come il suicidio, se solo sapessero di dover tornare in Libia.
Secondo diverse testimonianze, i migranti che ritornano forzatamente in Libia vengono rinchiusi in carceri-lager, dove sopportano atroci torture fisiche e psicologiche per anni che, talvolta, li conducono prematuramente alla morte.
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