PALERMO – Pesi o mattoni lanciati sugli arti per provocare ferite e fratture: una sofferenza inaudita per guadagnare qualcosa, rischiando spesso la vita. Una necessità, quella di mettere qualcosa sotto i denti, di cui hanno approfittato i membri della banda degli “Spaccaossa”, diventati “famosi” in quel di Palermo fin dai primi mesi del 2017.
Un modus operandi raccapricciante, i cui primi sospetti emersero con la morte del tunisino Yacoub Hadri nel quartiere di Brancaccio. Una morte inusuale, dalle quale partirono le indagini della Squadra Mobile (operazione “Tantalo” e “Tantalo bis”) che fecero luce sulla vicenda.
Nella giornata di ieri, il Giudice per le Udienze Preliminari, Giulia Malaponte, ha inflitto con rito abbreviato un totale di 33 condanne, per un ammontare di circa 200 anni di pena detentiva complessivi.
Non solo condanne, però. Il Giudice, infatti, ha deciso di assolvere anche cinque persone. Condanne durissime per Gesuè Giglio, Francesco Faija e Alfredo Santoro (rispettivamente 16 anni e 4 mesi, 15 anni, 14 anni e 10 mesi), perché ritenuti ideatori principali dell’attività criminale.
Queste, invece, tutte le altre condanne, elencate in ordine di gravità:
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