“Chi bene inizia è a metà dell’opera”, recita un antico proverbio. E forse non esiste modo migliore per raccontare ciò che è accaduto nei giorni scorsi a 40 docenti dell’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” di Catania
“Chi bene inizia è a metà dell’opera”, recita un antico proverbio. E forse non esiste modo migliore per raccontare ciò che è accaduto nei giorni scorsi a 40 docenti dell’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” di Catania, guidato dal Dirigente Prof. Salvatore Impellizzeri, che da tantissimi anni ha scelto di investire non soltanto nella formazione degli studenti, ma anche in quella, altrettanto preziosa e fondamentale, dei propri docenti.
Per accompagnare i ragazzi nella crescita, aiutarli ad apprendere, a conoscersi e a vivere con maggiore consapevolezza, occorre prima di tutto essere disposti a mettersi in gioco. A fermarsi, ad ascoltarsi e, qualche volta, anche a guardarsi dentro.
È proprio questo lo spirito che ha animato uno speciale corso di formazione rivolto a un gruppo numeroso di docenti, appartenenti a diversi ordini e gradi di scuola, provenienti da plessi differenti e, in particolare, dalla realtà ormai consolidata della Scuola in Natura.
Per quattro giorni la formazione ha lasciato le aule e i tradizionali spazi scolastici per immergersi completamente nella natura, trasformando il bosco in un luogo di apprendimento, scoperta e incontro.
A guidare questa esperienza è stata l’Associazione di promozione sociale “Chiaría”, presso la Casa della Capinera di Trecastagni. Quattro formidabili formatori – Chiara Trifiló, Danilo Jeraci, Rosanna Correnti e Michela Spalletta – hanno accompagnato i docenti alla riscoperta di uno stile di vita biocentrico, fondato sulla connessione profonda con la Natura e sulla consapevolezza di essere parte di un sistema più grande.
Un percorso che richiama la filosofia di Chiaría, associazione nata ai piedi dell’Etna con l’intento di ritrovare, custodire e celebrare quel legame antico e profondo che unisce l’essere umano alla Terra.
Sono stati quattro giorni di “meraviglia”, per imparare ad ascoltare.
L’orienteering, l’Outdoor emozionale, la Biofilia, le attività dedicate alla sopravvivenza nel bosco, gli esercizi di rilassamento e le esperienze sensoriali hanno trasformato la natura in una vera maestra di vita. Questo è ciò che hanno dichiarato diversi docenti alla fine del corso: “Non si può raccontare ciò che abbiamo vissuto”.
Non è stata, infatti, una semplice esperienza formativa, ma un vero e proprio viaggio nella natura, dentro se stessi e nelle relazioni che si intrecciano a scuola, fra colleghi e fra docenti e alunni.
Per quattro giorni i docenti sono stati invitati a rallentare, osservare e ascoltare ciò che, nella frenesia della quotidianità, spesso non siamo più capaci di sentire. Il vento, il silenzio del bosco, i rumori della natura, i profumi e i movimenti degli alberi sono diventati strumenti di conoscenza.
Imparare dal vento, imparare dal bosco, imparare dall’altro. E, soprattutto, riscoprire l’importanza del silenzio e dell’ascolto. I docenti hanno sperimentato cosa significa fare “Ecologia affettiva” e praticato il “non giudizio” nelle relazioni, creando uno spazio sicuro nel quale sentirsi accolti e stimati. Le attività hanno permesso di sviluppare capacità percettive, sensoriali ed empatiche, mostrando come la natura possa diventare un’autentica palestra per le emozioni e per le relazioni. Nel bosco, infatti, si impara ad aspettare chi rimane indietro, a tendere una mano, a comprendere le difficoltà dell’altro e anche a fidarsi.
E così il bosco diventa metafora della vita e della scuola.
Interrogarsi su come insegnare, quale impronta lasciare nei propri studenti e come contribuire non soltanto al loro apprendimento, ma anche alla loro felicità e al loro benessere, significa non limitarsi a trasmettere conoscenze, ma prendersi cura della mente, del cuore e delle mani operose.
Significa, soprattutto, entrare in relazione e saper riconoscere una difficoltà dietro un comportamento, una richiesta di aiuto dietro un silenzio, un’emozione dietro una reazione. E significa anche imparare a gestire le proprie emozioni, perché un insegnante consapevole può diventare una presenza capace di accogliere, sostenere e orientare.
Rabbia, tristezza, stanchezza e le altre emozioni, quando non vengono riconosciute e gestite, possono interferire con le relazioni. Il bosco è diventato un’aula a cielo aperto, senza pareti, cattedre né banchi, dove ogni esperienza si è trasformata in occasione di apprendimento e gli alberi sono diventati compagni, testimoni e custodi di riflessioni, confessioni e ispirazioni. Ma soprattutto è stato un luogo nel quale sperimentare concretamente il significato della parola comunità. Camminando insieme, affrontando ostacoli, orientandosi e sostenendosi a vicenda, i docenti hanno scoperto – o riscoperto – quanto sia importante poter contare sugli altri. Perché una comunità non nasce semplicemente dal fatto di stare nello stesso luogo. Nasce quando ci si prende cura gli uni degli altri, quando si rispettano i tempi dell’altro e si offre aiuto anche senza che venga necessariamente richiesto.
Il successo del singolo non è separato da quello del gruppo. Ed è forse proprio questa la lezione più bella che i quattro giorni nel bosco hanno lasciato. I docenti sono tornati con nuovi strumenti, nuove consapevolezze e nuove domande, ma soprattutto con la sensazione di aver costruito qualcosa insieme. Hanno imparato che, per educare alla collaborazione, occorre prima di tutto sperimentarla sulla propria pelle; che per insegnare l’empatia bisogna essere capaci di praticarla; che per aprire il cuore dei ragazzi bisogna avere il coraggio di aprire il proprio. E che, qualche volta, per ritrovare la strada basta fermarsi e ascoltare: la natura, il vento, la pioggia, gli altri, ma soprattutto se stessi.
Quella vissuta dai docenti dell’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” non è stata, dunque, soltanto un’esperienza di formazione. È stata un’esperienza di crescita personale e professionale, un’occasione per ritrovare il senso profondo dell’essere educatori e per riscoprire quanto la scuola possa diventare un luogo di benessere, relazione, ascolto e felicità. Perché prima di insegnare a un bambino come trovare la propria strada, forse è necessario che anche l’adulto abbia il coraggio di cercare la propria. E allora sì, chi bene inizia è davvero a metà dell’opera.












Articolo redatto con la collaborazione della Prof.ssa D’Amico Patrizia