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09.07.2026

Processo per “buco” all’istituto psicopedagogico Mangano, due assoluzioni

di Redazione | 1 min di lettura

Secondo il Tribunale "Resta privo di prova che gli odierni imputati abbiamo fatto parte del sistema con piena consapevolezza"

Processo per “buco” all’istituto psicopedagogico Mangano, due assoluzioni
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La prima sezione del Tribunale penale di Catania ha assolto, con la formula perché il fatto non sussiste, dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’appropriazione indebita nella gestione della struttura, due dipendenti dell’istituto medico psicopedagogico Lucia Mangano, Gaetano Consiglio e Giuseppe Cardì,

La sentenza sul presunto “buco” al Lucia Mangano

I giudici hanno condiviso la tesi del collegio di difesa costituito dagli avvocati Salvatore Ragusa, Giuseppe Sinatra, Stefania Gallo e Gaetano La Porta. Secondo il Tribunaleanche ove si ritenesse dimostrata, a monte, l’esistenza di un sodalizio facente capo ad altri soggetti, resta comunque privo di prova che gli odierni imputati ne abbiamo fatto parte con piena consapevolezza. Le loro posizioni lavorative o retributive – si legge nella sentenza ‘motivata’ – risultano, piuttosto, eventualmente utilizzate da altri nell’ambito di un meccanismo illecito del quale non è dimostrato che essi avessero piena contezza”.

Per il presunto “buco” al Lucia Mangano, col rito abbreviato, il 9 luglio del 2020, il gup di Catania, Oscar Biondi, ha condannato a due anni di reclusione l’allora presidente del Cda, Corrado Labisi, a otto mesi la moglie dell’imprenditore, Maria Gallo, e a sei mesi la figlia Francesca Labisi. Il processo d’appello è ancora pendente ed è stato incardinato su indagini della Dia coordinate dalla Procura di Catania. Secondo l’accusa, Corrado Labisi “in qualità di capo e promotore avrebbe distratto fondi dell’istituto” e Gallo Maria e i due collaboratori, assolti col rito ordinario, si mettevano a sua disposizione simulando il proprio rapporto di lavoro e con buste paghe nelle quali figuravano somme mai effettivamente percepite da loro“. Lo stesso avrebbe fatto anche la figlia, Francesca, che inoltre “violava i doveri derivanti dalla carica di consigliera”. Questo, sostiene la Procura di Catania, avrebbe “permesso di giustificare le uscite indebite che rimanevano a disposizione di Corrado Labisi e non dell’istituto Lucia Mangano”.

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