Presidente Ars Gaetano Galvagno:"Ricordare significa continuare a scegliere da che parte stare"
Viene inaugurato oggi, nel cuore di San Cristoforo, il murales “Siamo solo picciriddi“. In memoria dei 4 bambini uccisi, proprio il 7 luglio, dalla mafia a Catania.
La strage dei bambini, di età compresa, tra i 13 e i 15 anni, è rimasta senza una sentenza a 50 anni della loro morte.
Secondo il racconto dello storico “pentito” di mafia Nino Calderone i quattro sarebbero stati sequestrati, uccisi e gettati in un pozzo di un paese in provincia di Caltanissetta, perché avevano commesso uno scippo nel rione San Cristoforo ai danni della mamma del boss Benedetto Santapaola, capo indiscusso di Cosa nostra a Catania. Di loro non furono più trovate tracce.
Nino Calderone, sentito nell’agosto del 1987, a Marsiglia, disse che si rifiutò “categoricamente di intervenire in qualche modo per l’eliminazione dei quattro ragazzini e persino di andarli a vedere. Spero tanto – fece mettere a verbale il pentito di Cosa nostra – che dopo quello che dirò le persone capiranno, finalmente, chi siano in realtà i cosiddetti uomini d’onore e di quali misfatti siano capaci. Il fatto che più mi rattrista e mi addolora è l’uccisione di quattro ragazzini. Il più piccolo dei quali aveva circa dodici anni e gli altri non erano molto più grandi”.
” ‘Siamo solo picciriddi’ (‘Siamo solo bambini’, ndr). Parole che raccontano una ferita che Catania e la Sicilia non possono dimenticare. Oggi, nel cuore di San Cristoforo, alla Città dei Ragazzi, abbiamo inaugurato il murale dedicato a Giovanni, Lorenzo, Benedetto e Riccardo, i quattro bambini uccisi dalla mafia il 7 luglio 1976. Un’opera nata da un’idea di Bob Liuzzo e realizzata da artisti locali nell’ambito del progetto ‘Le Strade da Seguire’ della Fondazione Federico II con la collaborazione della famiglia Barbarossa”.
Galvagno, sottolinea che l’opera “non è solo un murales“ ma, è “un messaggio che parte da un quartiere complesso come San Cristoforo: la bellezza, la memoria e la legalità possono diventare strumenti di riscatto, soprattutto per i più giovani. Perché ricordare significa continuare a scegliere da che parte stare“.