CATANIA – La Corte d’Assise d’Appello di Catania, I sezione penale (presidente Rosario Cuteri, a latere Stefania Sgarlata), ha confermato la sentenza di condanna a 21 anni di reclusione emessa il 27 ottobre del 2014 dalla Corte d’Assise nei confronti dello psicologo Michele Privitera.
Privitera è accusato di omicidio volontario nei confronti di Salvo Marco Zappalà, 23 anni. Sarebbe stato proprio lui a sparare un colpo di fucile alla tempia sinistra del 23enne durante una battuta di caccia nelle campagne di Paternò quel tragico 2 gennaio del 2008.
I giudici hanno accolto le richieste del sostituto procuratore generale, Rosa Miriam Cantone, e dei difensori di parte civile, gli avvocati Delfino Siracusano, Enzo Mellia, Micaela Menzella, Giuseppe Lo Faro, Grazia D’Urso e Gaetano Trovato.
Lo psicologo, difeso in appello dagli avvocati Enzo e Enrico Trantino, aveva riferito ai carabinieri che quel giorno il giovane gli aveva strappato il fucile dalle mani e lo aveva utilizzato per suicidarsi con un colpo alla testa.
Giorni dopo aveva ritrattato la prima dichiarazione, affermando invece che il 23enne non gli aveva sottratto il fucile con la forza, ma che era stato lui stesso ad affidarglielo prima di allontanarsi per qualche minuto.
Le due versioni estremamente contrastanti con gli esiti delle indagini medico-legali e balistiche avevano da subito insospettito gli inquirenti e, dopo nuovi rilievi e due perizie, la Corte d’Assise è arrivata alla condanna di Privitera.
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