Il coinvolgimento della provincia etnea nel blitz che ha visto coinvolte anche Roma, l'Aquila e Reggio Calabria
Blitz antidroga nelle province di Roma, l’Aquila, Reggio Calabria e Catania. Tutti gli arrestati sono gravemente indiziati di far parte di un’associazione a delinquere dedita al traffico di cocaina tra il Sud America e l’Italia.
Impegnati nell’operazione i carabinieri della sezione operativa della compagnia di Civitavecchia, che hanno eseguito 8 ordinanze di custodia in carcere nei confronti di altrettanti soggetti. Al momento anche altri tre risultano indagati a piede libero.
Le ordinanze sono state emesse dal gip del Tribunale di Roma e scaturiscono da una complessa attività info-vestigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Già a fine maggio i vertici dell’organizzazione erano stati sottoposti a fermo dal pm.
Sulla base delle indagini dei carabinieri, avviate nell’agosto del 2025, l’organizzazione era radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale e dotata di solidissime diramazioni internazionali e collegamenti con alcuni esponenti della criminalità organizzata calabrese e campana.
Secondo quanto è emerso, un broker internazionale (di origini dominicane) fungeva da anello di raccordo strategico, responsabile dei contatti con i fornitori esteri, della logistica e della gestione dei complessi flussi finanziari illeciti.
Un vertice operativo colombiano invece – noto come “Il Presidente” – era il capo e promotore incaricato di gestire i connazionali e le importazioni, di fissare il prezzario della droga e di curare i rapporti con i narcotrafficanti stanziali in Spagna e Sud America.
Proseguendo, un esperto broker romano era la figura di raccordo e principale distributore per il mercato del litorale nord laziale e del centro Italia, capace di piazzare la droga ad una fitta rete di intermediari e grossisti.
In ultimo, un uomo di origini calabresi era fondamentale per la fornitura di veicoli dotati di vani occulti meccanizzati.