MESSINA – Faceva da trait d’union tra le organizzazioni criminali mafiose attive nel territorio a cavallo tra le province di Messina e Catania per questo è finito sotto il torchio della D.I.A. di Messina e del centro operativo di Catania. Si tratta di Salvatore Santalucia, di Roccella Valdemone, un noto imprenditore a cui sono stati confiscati beni per un valore di 28 milioni di euro su proposta del direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla.
Il tesoro, gestito da Santalucia, che comprende beni mobili e immobili, consiste in:
Santalucia, era noto negli ambienti criminali con il soprannome “Turi Piu”, è implicato in varie operazioni di Polizia. Stando ai dati emersi dalle immagini l’imprenditore è strettamente legato alle note famiglie mafiose “Santapaola” di Catania, esponenti di vertice del clan “Brunetto” attivo nel versante jonico della provincia etnea, e a quella “Bercellonese”, come confermato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo Bisognano.
Santalucia, infatti, in merito alle attività criminali per il controllo degli appalti, è stato indicato quale “referente” per la zona di Roccella Valdemone.
L’attività imprenditoriale di Santalucia ha registrato, nel tempo, un’anomala crescita esponenziale, tanto da guadagnarsi, nel periodo 2003/2010, la partnership con la società Eolo Costruzioni S.r.l., impresa del Gruppo Nicastri, di Vito Nicastri di Alcamo – leader in Sicilia nella realizzazione delle opere civili dei parchi eolici.
A quest’ultimo, oggetto di investigazioni da parte della D.I.A. di Messina e Palermo perché considerato soggetto in strettissimi rapporti con il latitante Matteo Messina Denaro, è stato confiscato un patrimonio economico per oltre 1,5 miliardi di euro.