CATANIA – Manca il braccialetto elettronico e resta in carcere l’ex deputato all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) Raffaele Nicotra, detto “Pippo”, 62 anni, dove si trova dal 10 ottobre nell’ambito dell’operazione antimafia “Aquilia” condotta dai carabinieri.
Nonostante il 13 novembre scorso il Tribunale del riesame di Catania gli avesse concesso gli arresti domiciliari. L’ex parlamentare era stato, infatti, indagato dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania per concorso esterno all’associazione mafiosa, voto di scambio ed estorsione.
Secondo l’accusa, Nicotra avrebbe pagato 50mila euro per avere l’appoggio del clan Sciuto, legato al clan Santapaola-Ercolano, alle elezioni per le Regionali in Sicilia del 2008, più altri 50 euro per ogni voto ricevuto alla competizione successiva, del 2012, all’Ars.
I giudici, che nel provvedimento hanno annullato l’accusa di voto di scambio politico mafioso e hanno confermato i reati di concorso esterno all’associazione mafiosa e di estorsione, hanno anche previsto che gli arresti domiciliari siano condizionati dall’uso del braccialetto elettronico, che a Catania però non si trova.
I suoi legali, il professore Giovanni Grasso e l’avvocato Orazio Consolo, hanno presentato un’istanza al giudice per le indagini preliminari, allegando anche due consulenze mediche e chiedendo la concessione immediata degli arresti domiciliari senza l’obbligo del braccialetto elettronico.