Cerca nel sito

22.03.2018

Favoreggiamento immigrazione clandestina e prostituzione: 3 arresti tra Palermo e Caserta

di Redazione
Favoreggiamento immigrazione clandestina e prostituzione: 3 arresti tra Palermo e Caserta

CATANIA – Stamattina, su delega della procura distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato (squadra mobile di Catania, con la collaborazione delle squadre mobili di Palermo e Caserta) ha eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa in data 17 marzo 2018 dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catania, nei confronti di:

 

  • Pat Eghaeva, 43enne, arrestata a Caserta;

    Pat Aghaeva, 43 anni

    Pat Aghaeva, 43 anni

  • Kate Amayo, 31enne, arrestata a Palermo;

    Kate Amayo, 31 anni

    Kate Amayo, 31 anni

  • Adeniyi Moroof Badmus, 34enne, arrestato a Palermo.

    Adeniyi Moroof Badmus, 34 anni

    Adeniyi Moroof Badmus, 34 anni

La prima ritenuta responsabile, in concorso con altre persone ancora non identificate in Nigeria e in Libia, dei delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di persone, quest’ultimo pluriaggravato per aver agito a danno di minori, esponendo le vittime a un grave pericolo per la vita e l’integrità fisica e per aver anche contribuito alla commissione del delitto un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno stato; gli altri due ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione di giovani connazionali.

In data 20 dicembre 2017, su delega della procura distrettuale della Repubblica di Catania, la squadra mobile etnea ha dato esecuzione a decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso in data 18.12.2017, nei confronti di Pat Aghaeva, dimorante a Mondragone, in provincia di Caserta, gravemente indiziata dei delitti di tratta di persone e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in danno di minori connazionali.

Il gip di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, competente quale giudice del luogo di esecuzione del decreto di fermo, non ha convalidato il provvedimento, ha rigettato anche la contestuale richiesta di misura cautelare e ha ordinato la scarcerazione.

La intervenuta, seppur breve, carcerazione non ha scoraggiato in alcun modo l’indagata la quale, non appena rimessa in libertà, ha ripreso la sua attività senza alcun timore (ciò a riprova della sua pervicacia criminale) e, anzi, nel riferire dell’avvenuto fermo ai suoi interlocutori, ha raccontato diversi dettagli: dalla circostanza di esser stata rintracciata nella sua abitazione insieme con alcune vittime, alle false generalità indicate alle proprie vittime per evitare che una eventuale denuncia potesse portare facilmente alla sua individuazione, alla falsa versione dei fatti offerta in occasione del fermo.

La procura distrettuale della Repubblica di Catania, alla quale sono stati trasmessi gli atti del procedimento in ragione della ritenuta competenza territoriale, ha avanzato richiesta di misura cautelare al giudice territorialmente competente nei confronti della donna per gli stessi fatti, arricchiti dagli ulteriori elementi probatori emersi successivamente alla scarcerazione, ancora a conforto dell’ipotesi accusatoria.

Nel corso dell’attività di indagine sono stati anche acquisiti elementi a carico di altri due cittadini nigeriani, Kate Amayo e Adeniyi Moroof Badmus, per i delitti di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. L’ordinanza emessa si basa su un compendio probatorio originato dalla preziosa attività di identificazione precoce di vittime di tratta: in particolare in occasione dello sbarco di 1423 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo della nave della Guardia Costiera “CP941 U. Diciotti” il 14 luglio del 2017 è stata identificata quale vittima di tratta una minore straniera non accompagnata, cittadina nigeriana “Ade” -nome di fantasia- la quale ha raccontato del viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, le ragioni del suo allontanamento dal paese di origine, delle persone che le avevano organizzato il viaggio. Così la giovane era stata messa in una struttura protetta.

L’attività tecnica avviata a seguito delle dichiarazioni rese dalla vittima ha permesso di appurare che la minore era stata trafficata da una connazionale, ovvero la madame Pat Aghaeva. La madame aveva viaggiato con Ade e altre due vittime ma al momento dei soccorsi Ade era stata separata dalle altre; successivamente l’indagata era riuscita a rintracciare Ade e aveva iniziato a effettuare pressioni sulla giovane perché lasciasse la struttura protetta e raggiungesse la madame per lavorare alle sue dipendenze.

I servizi di intercettazione hanno consentito di apprezzare l’impegno continuo dell’indagata nel reclutamento di altre giovani connazionali nel paese di origine e nella organizzazione del loro trasferimento in Italia e alla gestione della prostituzione delle vittime già trasferite in Italia; vittime che le si rivolgevano utilizzando l’appellativo di “Mummy”.

Lo sviluppo investigativo ha permesso di individuare altri due cittadini nigeriani dediti allo sfruttamento della prostituzione di giovanissime connazionali, ovvero l’indagata Kate Amayo, detta “Sister Kate”, la quale gestiva la prostituzione di diverse connazionali dimoranti a Palermo, organizzando le postazioni lavorative e facendosi aiutare dal proprio fidanzato, Adeniyi Moroof Badmus, domiciliato nel capoluogo siciliano.

Dalle intercettazioni sono emersi i nomi di varie prostitute operanti nel territorio di Palermo alle “dipendenze” di Kate Amayo dalle stesse chiamata “Sister Kate”, la quale si serviva del fidanzato che, essendo domiciliato a Palermo, garantiva il suo intervento immediato in ogni momento, riprendendo aspramente le donne e riscuotendo gli incassi.

L’importanza del ruolo assunto da “Sister Kate” nel mondo della prostituzione su strada di donne nigeriane ha emerso in maniera chiara e inequivocabile nel corso di un dialogo intercettato durante il quale una giovane prostituta la definiva testualmente “la più grande di Palermo”, alludendo al suo ruolo di organizzatrice.

Espletate le formalità di rito, Pat Aghaeva è stata rinchiusa nel carcere di Caserta, mentre Kate Amayo e Adeniyi Moroof Badmus sono stati portati nel carcere di Palermo, a disposizione dell’autorità giudiziaria.