CATANIA – L’emergenza abitativa a Catania non è più un fenomeno episodico ma una crisi strutturale che coinvolge migliaia di cittadini. A denunciarlo è CISAL Catania, che parla di una situazione sempre più grave tra caro-affitti, precarietà lavorativa e carenza di politiche pubbliche efficaci.
Secondo il sindacato, in città si registrano tra le 3.500 e le 5.000 richieste di alloggi popolari ancora insoddisfatte, mentre cresce il disagio sociale, aggravato anche dall’espansione del turismo e dalla pressione sul mercato immobiliare.
Una situazione che coinvolge giovani, lavoratori e famiglie, con un numero crescente di occupazioni abusive e la necessità di interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
CISAL evidenzia come il caro-affitti, il calo del potere d’acquisto e l’aumento degli sfratti rendano sempre più difficile accedere a un’abitazione.
Negli ultimi anni – sottolinea il sindacato – il reddito reale delle famiglie è diminuito sensibilmente e decine di migliaia di nuclei catanesi vivono sotto la costante minaccia della morosità.
Particolarmente critica la condizione dei giovani che vorrebbero costruire un percorso di autonomia ma si scontrano con canoni insostenibili, precarietà lavorativa e burocrazia complessa.
Per CISAL, trovare casa a Catania è diventato un percorso ad ostacoli, aggravato da salari bassi e da un mercato immobiliare definito “fuori controllo”.
Il sindacato accusa la politica locale e regionale di immobilismo, parlando di assenza di un vero piano casa e di una mancata risposta concreta al problema abitativo.
Secondo CISAL, senza interventi strutturali e investimenti pubblici mirati, migliaia di famiglie rischiano di restare intrappolate in una condizione permanente di insicurezza abitativa.