L'Associazione "Zampe che danno una mano" presenta un esposto alla Procura di Catania: contestati i reati di uccisione e maltrattamento di animali. "Il TSO non è una scappatoia penale automatica"
Non ce l’ha fatta Betty Boop, la cagnolina lanciata dal quarto piano di un edificio a San Giovanni La Punta lo scorso 21 luglio. La sua morte ha suscitato profonda commozione e indignazione nel mondo animalista, mentre sul fronte giudiziario arriva una nuova iniziativa legale.
L’Associazione animalista “Zampe che danno una mano” ODV, presieduta dal prof. avv. Giada Bernardi, fondatrice dello Studio Legale GiustiziAnimale, ha depositato una formale denuncia-querela alla Procura della Repubblica di Catania chiedendo che vengano accertate tutte le responsabilità penali legate alla vicenda.
Nell’atto vengono contestati i reati di uccisione di animali e maltrattamento di animali, previsti dagli articoli 544-bis e 544-ter del Codice penale, con l’applicazione delle aggravanti, tra cui la particolare crudeltà del gesto e la condizione di minorata difesa dell’animale.
L’associazione interviene anche sul tema del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) disposto nei confronti della donna indagata.
“Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è una misura sanitaria d’urgenza e non costituisce in alcun modo una scappatoia penale automatica – afferma il presidente dell’associazione, il prof. avv. Giada Bernardi –. La Corte di Cassazione, con la nota sentenza delle Sezioni Unite “Raso”, è chiara: per incidere sull’imputabilità è necessario un vizio di mente grave e direttamente collegato al reato. Chi compie un’azione di tale spietatezza, peraltro reiterata nel tempo, dimostra una pericolosità sociale che richiede il massimo rigore nell’applicazione della legge e l’adozione di adeguate misure di sicurezza, comprese quelle eventualmente eseguibili presso una REMS“.
Secondo quanto evidenziato nella denuncia, il tragico episodio non sarebbe isolato.
“Trattandosi di un gesto che sarebbe già avvenuto nel 2020 con modalità analoghe – prosegue Bernardi – abbiamo chiesto alla Procura di verificare anche eventuali responsabilità per omissione di atti d’ufficio a carico delle autorità sanitarie e dei servizi competenti per la vigilanza. Non si può considerare una fatalità quella che, se confermata, apparirebbe come una tragedia prevedibile e annunciata“.
Nel comunicato, l’associazione dedica infine un pensiero alla cagnolina.
“Il nostro cuore e il nostro pensiero più profondo vanno alla piccola Betty Boop, che ha vissuto i suoi ultimi momenti tra terrore e sofferenze indicibili, tradita da chi avrebbe dovuto proteggerla. Una tragedia che forse avrebbe potuto essere evitata. Non possiamo restituirle la vita, ma promettiamo che non faremo un solo passo indietro finché non sarà fatta piena giustizia per lei. Ci costituiremo parte civile nel futuro processo“, conclude la fondatrice dello Studio Legale GiustiziAnimale.