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31.07.2026

Catania, il “business” di cellulari e droga in carcere con prezzi alle stelle: 26 misure per il clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi” – VIDEO

di Redazione | 4 min di lettura

Il bilancio dell'attività d'indagine

Catania, il “business” di cellulari e droga in carcere con prezzi alle stelle: 26 misure per il clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi” – VIDEO
Indice

Eseguita dalla Polizia di Stato di Catania un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, nei confronti di quattro soggetti, ad esito degli interrogatori preventivi svolti il 23 luglio scorso.

Duro colpo per il clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi” di Catania

I predetti, per i quali è stata stabilita dal Gip la misura della custodia in carcere, degli arresti domiciliari e per due l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, sono chiamati a rispondere, a vario titolo e con differenti profili, dei delitti di acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso.

Le indagini, eseguite dalla locale Squadra Mobile – Sezioni Reati contro la Persona, hanno permesso di acquisire, allo stato degli atti e in relazione all’attuale fase processuale, gravi elementi indiziari verso i quattro soggetti e altri 22 indagati, già attinti da misura e coinvolti in contesti associativi dediti al traffico di sostanze stupefacenti e in numerose sparatorie verificatesi in questo Capoluogo.

I fatti, dal 2022 al 2024

La compagine criminale in parola, composta soprattutto da “giovani leve“, cui è contestato l’utilizzo del metodo mafioso e, ad alcuni dei cui componenti, anche l’aggravante di aver agevolato il clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi”, operante nella provincia catanese, con base operativa al Villaggio Sant’Agata, è stata scandagliata a partire dalla sparatoria della primavera del 2022 nelle vicinanze del locale notturno “Ecs Dogana”, le cui risultanze hanno determinato l’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere, a carico di cinque soggetti – di cui quattro sono destinatari pure dell’odierna misura – all’epoca chiamati a rispondere, tra gli altri, dei reati di rissa e lesioni personali aggravate dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di più armi comuni da sparo.

Le ragioni della rissa, degenerata in sparatoria, risalivano alla notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, quando alcuni ragazzi, ritenuti dagli inquirenti vicini al clan “Mazzei”, avrebbero impedito ad un noto cantante neomelodico catanese, parente di un esponente di rilievo del clan “Cappello-Bonaccorsi”, di esibirsi insieme al trapper Tony Effe.

Una serie di sparatorie tra fazioni

Nel corso di tali indagini, oltre all’indiscussa leadership di uno dei destinatari dell’odierna misura e alla struttura gerarchizzata dell’organizzazione (contraddistinta da suddivisione di ruoli e compiti tra affiliati) è emerso a livello di gravità indiziaria il coinvolgimento della compagine criminale in un’estesa attività di spaccio di stupefacenti, con piazze di spaccio al Villaggio Sant’Agata, Librino e a San Cristoforo.

Proseguendo le investigazioni, a partire dal 14 giugno 2023 si sono registrate una serie di sparatorie, tra Villaggio Sant’Agata e Librino, ritenute dagli inquirenti collegate da un punto di vista indiziario a fatti violenti e contrasti verificatisi all’Ecs Dogana.

Nel dettaglio, rilevante è un susseguirsi di agguati armati, con la contrapposizione di due opposte fazioni interne al sodalizio stesso, costituite da un lato da chi voleva punire un membro asseritamente infedele del sodalizio e dall’altro da chi avrebbe preso le difese di quest’ultimo. Successivamente si è registrato un vero e proprio scontro armato nel pomeriggio del 16 giugno 2023, al Villaggio Sant’Agata Zona A, tra le due distinte fazioni.

In questo scenario, caratterizzato da un impressionante uso di armi, bisogna inserire anche un altro episodio di esplosioni di colpi di arma da fuoco del 21 giugno 2023. In particolare, a causa di una disputa insorta per un debito non pagato di 500,00 euro, una delle fazioni sarebbe intervenuta a favore del debitore, impedendo di fatto il recupero del credito.

A fronte di ciò si determinava ad una controffensiva ovviamente armata, in due diversi momenti (il 22 e 25 giugno 2023) a Camporotondo Etneo, nel Catanese, precisamente in una palazzina crivellata da numerosi colpi di arma da fuoco, anche di grosso calibro, con la partecipazione attiva di vari destinatari della misura.

Non più soltanto “case di spaccio”: il “business” in carcere

Dalle indagini si è accertata l’espansione delle attività illecite, non limitate più al tradizionale smercio di stupefacenti all’interno di abitazioni nel quartier generale del Villaggio Sant’Agata e Librino, bensì consistenti in innovative tipologie di operazioni particolarmente remunerative, basate sull’introduzione nelle carceri dell’Isola di stupefacenti, dispositivi telefonici e sim.

A tale scopo i promotori hanno sfruttato il contributo determinante di professionisti ed esperti nel manovrare droni, nonché l’invio di corrispondenza in carcere con occulti quantitativi di droga.

Controlli, perquisizioni e sequestri a Catania

Parecchi gli ulteriori riscontri nel corso delle ricerche, grazie ai quali è scattato il sequestro di ingenti quantitativi di stupefacente (crack, cocaina, hashish e marijuana), materiale per il confezionamento, la lavorazione e la sicurezza delle case di spaccio, un drone, dispositivi telefonici, sim e munizionamento di armi di diverso calibro.

L’operazione, contraddistinta in tutto dall’esecuzione di 26 misure, scaturita dalle indagini, avviate a partire dall’aprile 2022 e concluse nel 2024, riguarda dunque un gruppo, collegato attraverso alcuni suoi componenti al clan mafioso “Cappello-Bonaccorsi”, non più incentrati sulle consuete “case di spaccio“, ma ricadenti anche in altri ambiti, come le strutture carcerarie.

Qui infatti i sodali ristretti, sono riusciti ad ampliare il volume di affari, intercettando clientela all’interno degli istituti penitenziati, alla quale erano imposti prezzi esorbitanti, raggiungendo elevati margini di guadagno considerato che un dispositivo telefonico del tipo smartphone poteva essere venduto ad un prezzo anche 15 volte maggiore rispetto a quello di mercato.

Di seguito le immagini video dell’operazione

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