I fatti risalirebbero alla sera del 3 maggio scorso
Eseguita l’altro ieri dalla Polizia di Stato di Catania, un’ordinanza di applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora, emessa il 20 luglio dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, nei confronti di un giovane 24enne di Paternò.
Secondo l’accusa accolta dal Gip, l’indagato è ritenuto gravemente indiziato dei delitti di tentato omicidio pluri-aggravato, porto e detenzione di strumenti atti ad offendere, dell’uso di un coltello a scatto, dei futili motivi, avendo agito in conseguenza di gesti irriverenti della vittima (in condizioni di palese ebbrezza alcolica), nonché della finalità della discriminazione razziale, avendo rivolto espressioni offensive di natura razzista alla persona offesa durante le fasi esecutive del delitto.
Il provvedimento restrittivo, consistente nell’obbligo di dimora, scaturisce dalle investigazioni svolte dalla III Sezione Investigativa “Reati contro la persona, sessuali e in pregiudizio di minori”, in occasione del ferimento, accaduto la sera del 3 maggio scorso, al centro storico di Catania, di un cittadino extracomunitario, trovato riverso per terra, in una pozza di sangue e in stato confusionale.
Per l’uomo, non essendo in grado né di chiarire l’identità del suo aggressore e né la dinamica degli accadimenti, si è reso necessario il ricovero in ospedale per “ferita da taglio in sede temporale sinistra, ferita da punta al dorso, ferita da punta all’emitorace sinistro”, con successiva dimissione con prognosi di 30 giorni.
A conclusione delle tempestive indagini, caratterizzate dalla combinazione della disamina dei filmati estrapolati dagli impianti di videosorveglianza della zona, nonché delle dichiarazioni dei testimoni, comprese quelle autoaccusatorie dell’indagato, si è potuto accertare come l’aggressione sarebbe scaturita dai gesti irriverenti posti in essere dalla persona offesa nei confronti dell’indagato, quindi da un breve scambio di battute, seguito dall’estrazione da parte di quest’ultimo di un coltello, con cui avrebbe colpito ripetutamente la parte lesa, sferrandogli più fendenti diretti all’addome, al dorso e al capo.