Carlo Alberto Dalla Chiesa, nato a Saluzzo il 27 settembre del 1920, era ritornato a Palermo con procedura d'urgenza dopo aver dimostrato il proprio impegno nella lotta alla malavita del nord, alla mafia siciliana e alle brigate rosse
Ricorre oggi, a 44 anni di distanza, l’anniversario per la morte del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro, uccisi dalla mafia a Palermo. A ricordare l’uomo che, nel corso di una lunga e impegnata carriera, ha scelto di dare anche la vita per la lotta al sistema mafioso il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Palermo ricorda oggi la tragica morte del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre del 1982 in via Isidoro Carini da un commando di fuoco. A pagare con la vita, quello stesso giorno, il proprio impegno nella lotta alla mafia anche Emanuele Setti Carraro, 32enne e infiermiera volontaria della Croce Rossa, e l’agente di scorta Domenico Russo.
Per tale motivo si depone oggi sul luogo dell’eccidio una corona d’alloro, con la presenza durante la commemorazione di: Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, Renato Schifani, presidente della Regione, Roberto Lagalla, sindaco di Palermo, Carolina Varchi, deputata nazionale, il prefetto Massimo Mariani e i vertici delle forze dell’ordine.
A venir ricordate poi le parole usate dal prefetto durante l’ultima intervista a Giorgio Bocca, il 30 settembre 1982: “Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo”. L’omicidio di Dalla Chiesa, infatti, venne preceduto dalla barbare uccisioni del segretario siciliano del Pci, Pio La Torre, di Piersanti Mattarella, democristiano e presidente della Regione siciliana, e Michele Reina, segretario della Dc di Palermo.
Reso quindi noto il programma delle commemorazioni, che dopo la deposizione in via Carini prevede una messa all’interno della cattedrale di Palermo, officiata dall’arcivescovo Corrado Lorefice. Successivamente, invece, si terrà un’iniziativa in via Vittorio Emanuele, al cippo commemorativo, promossa dal comando dei carabinieri Sicilia.
“La mafia, 44 anni fa, uccideva a Palermo il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, ferendo gravemente l’agente Domenico Russo, che moriva alcuni giorni dopo“. Sono queste le parole usate dal presidente Mattarella all’inizio del proprio intervento, prima di proseguire aggiungendo:
“Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò, con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia. Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale”.
“Il suo prezioso lascito -Ha continuato il presidente – e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia. La lotta contro le mafie – impegno della Repubblica – è compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo. Ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori. In questa giornata, il commosso pensiero della Repubblica va alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”.
A fare da eco sulla questione anche la presidente del consiglio Giorgia Meloni, che sui social sui è espressa dichiarando:
“Il 3 settembre 1982 la mafia assassinava a Palermo il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, insieme a sua moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente Domenico Russo. Un uomo che aveva dedicato la propria vita allo Stato, combattendo prima il terrorismo e poi la criminalità organizzata, fino al sacrificio estremo. A distanza di 44 anni, il suo esempio continua a parlarci con una forza straordinaria. Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia: valori che dalla Chiesa ha incarnato senza mai arretrare, anche quando sapeva di essere nel mirino. Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato. Ma significa soprattutto rinnovare un impegno: non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la Nazione. L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa. E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla”.
“Il 3 settembre 1982 -Ha poi proseguito il presidente del Senato, Ignazio La Russa – la violenza mafiosa colpì al cuore lo Stato, uccidendo il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo. Servitore intransigente della Repubblica, il Generale ha guidato la risposta delle Istituzioni contro il terrorismo e la criminalità organizzata con la sola forza del dovere e della legge.
La sua integrità morale resta un punto di riferimento per chiunque ricopra un incarico pubblico. Proseguire la lotta alla mafia con fermezza e senza arretramenti costituisce l’unico impegno ammissibile per la Nazione. Ai familiari delle vittime giunga il deferente e profondo omaggio del Senato della Repubblica”.
Nel commemorare il sacrificio del generale anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha scelto di omaggiare Dalla Chiesa:
“Oggi, a 44 anni dall’attentato di via Carini, ricordo con commozione e gratitudine il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’Agente Domenico Russo. La storia del Generale Dalla Chiesa è un esempio per tutti e continua a ispirare la lotta alla mafia e all’illegalità”.
“La mafia pensava di aver ucciso un uomo -Ha infine dichiarato Guido Crosetto, ministro della Difesa – In realtà, aveva scelto di sfidare lo Stato. La sera del 3 settembre 1982, a Palermo, il Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa veniva assassinato insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro. Poco dopo moriva anche l’Agente Scelto della Polizia di Stato Domenico Russo, che aveva tentato di reagire al fuoco dei killer. Quella strage non colpì soltanto tre persone. Colpì un principio: che nessuna organizzazione criminale potesse sostituirsi allo Stato, imporre la propria legge, decidere chi vive e chi muore. Dalla Chiesa aveva combattuto il terrorismo e la mafia con le armi della professionalità, dell’intelligenza investigativa, del coraggio e della fedeltà alle istituzioni.
Lo aveva fatto senza cercare scorciatoie e senza arretrare davanti al rischio. La sua storia ci ricorda che servire lo Stato non significa soltanto indossare una divisa o ricoprire un incarico. Significa assumersi una responsabilità: difendere le istituzioni anche quando farlo è difficile, anche quando il prezzo può essere altissimo. ‘Se è vero che esiste un potere, questo potere è solo quello dello Stato, delle sue istituzioni e delle sue leggi’. A 44 anni dalla strage di via Isidoro Carini, quelle parole sono ancora una scelta di campo. Dalla parte dello Stato. Sempre”.