“Non c’è stato alcun taglio dei fondi da parte della Regione per l’Ismett 2 di Carini e il nuovo ospedale di Gela. L’amministrazione ha reperito risorse alternative poiché i tempi di realizzazione degli interventi non erano compatibili con quelli previsti dalle attuali linee di finanziamento”. Ad affermarlo è l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, in merito ad alcune notizie diffuse oggi sugli organi di stampa.
“Non si tratta, quindi – spiega Caruso – di un definanziamento, bensì della proposta di sostituire la fonte di copertura, con l’obiettivo di garantire integralmente la realizzazione degli interventi ed evitare, al contempo, l’attivazione delle sanzioni previste per il mancato utilizzo delle risorse Fsc“.
“L’Accordo di coesione, infatti, prevede scadenze che, a causa dei ritardi accumulati nella realizzazione delle due opere, non avrebbero consentito di impiegare le risorse nei tempi previsti. Per questo – sostiene – è stato attivato il Fondo di rotazione ex legge n. 183 del 1987, uno strumento non soggetto agli stessi vincoli temporali e caratterizzato da un orizzonte di programmazione più ampio, che consente di pianificare la spesa fino al 2034“.
“Il mancato perfezionamento della donazione dei terreni da parte di Enimed – sottolinea l’assessore – ha impedito l’avvio della progettazione per il nuovo ospedale di Gela e quindi ridotto i tempi disponibili per l’affidamento dei lavori e l’avanzamento della spesa. Per quanto riguarda, invece, il rinnovo tecnologico di Ismett2, ci stiamo riallineando ai tempi di realizzazione della struttura principale, visto che le risorse della Regione serviranno per l’acquisto delle attrezzature”.
“È comunque garantita – conclude – la realizzazione di entrambi gli investimenti attraverso fonti di finanziamento più certe. I provvedimenti saranno adottati contestualmente a quelli relativi alla nuova individuazione delle risorse”.
“Ho letto con attenzione – dichiara l’On. Saverio Romano – la precisazione dell’assessore regionale alla Salute sulle risorse per l’Ismett 2 di Carini e per il nuovo ospedale di Gela, e comincio da quello che mi pare giusto riconoscere”.
“La ricostruzione tecnica sta in piedi. Il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 – spiega – è sottoposto a verifiche annuali sulla spesa e prevede un definanziamento automatico pari allo scostamento fra quanto programmato e quanto effettivamente pagato, come stabilisce l’articolo 2, comma 4, del decreto legge 124 del 2023″.
“Il Fondo di rotazione dell’articolo 5 della legge 183 del 1987 – afferma il coordinatore politico di Noi Moderati – è davvero una delle fonti complementari che concorrono agli Accordi per la coesione. Spostare una copertura per non incorrere in una sanzione automatica è un’operazione legittima, e si è già fatta altre volte. Chi grida allo scandalo sulla sola parola “definanziamento” dice una cosa imprecisa. Fatta questa premessa, però, chi ha responsabilità di controllo deve verificare, non applaudire. E qualche domanda resta“.
“La prima riguarda gli atti. La nota parla di “proposta” di sostituzione e annuncia che i provvedimenti arriveranno insieme all’individuazione delle nuove risorse. Vuol dire che oggi la cancellazione dalla linea FSC è cosa fatta, mentre la copertura alternativa è ancora un’intenzione. Non è una sfumatura di parole. È la differenza fra un atto amministrativo e un annuncio, e chi fa il mio mestiere impara presto a non confonderli”.
“Poi c’è la questione di chi decide. Il Fondo di rotazione è uno strumento statale, lo gestisce il Ministero dell’economia, e nessuna Regione lo attiva per conto proprio. Servono una deliberazione del CIPESS e il passaggio nel Comitato tecnico di indirizzo e vigilanza per modificare gli allegati dell’Accordo. Chiedo soltanto che si dica quali di questi passaggi sono già compiuti e quali sono ancora da avviare”.
“C’è infine la qualità della nuova copertura. Si dice che sia una fonte “più certa”, e questo andrebbe dimostrato. Un orizzonte allungato al 2034 toglie vincoli di tempo, non aggiunge garanzie, perché il Fondo di rotazione paga a rimborso e dipende dalla cassa dello Stato anno per anno. L’unica cosa sicura è che non scatterà la penalizzazione, il che conviene all’amministrazione più che all’opera. E nessuno ha ancora spiegato dove finiranno le risorse FSC che tornano libere. Ma il punto vero viene prima, e non è di contabilità”.
“I 130 milioni per l’ospedale di Gela e il cofinanziamento dell’Ismett 2 stanno in una deliberazione del 2022. Sono passati quasi quattro anni. In quattro anni un’amministrazione che funziona acquisisce le aree, affida la progettazione e arriva all’obbligazione giuridicamente vincolante. Qui si è arrivati alla scadenza col fiato corto e si è dovuto cambiare capitolo pur di non perdere i soldi“.
“Si dice che sia colpa della donazione dei terreni mai perfezionata da parte di Enimed. Può darsi che sia andata proprio così. Ma una donazione non si perfeziona da sola. C’è un ufficio che la istruisce, un responsabile del procedimento che ne risponde, solleciti che restano protocollati. Basterebbe rendere pubblica la cronologia delle interlocuzioni con la società e con il Comune sull’area di Ponte Olivo, con le date e i numeri di protocollo, e la questione si chiuderebbe in un pomeriggio. Se l’ostacolo è stato davvero esterno, quelle carte lo direbbero meglio di qualunque comunicato. Se invece quella cronologia è magra, la risposta sta già nella sua magrezza“.
“Lo dico a chi sarà tentato di leggere tutto questo come una polemica di parte. A Gela si convive da decenni con il peso di un’industrializzazione che ha lasciato ferite raccontate dai dati epidemiologici meglio di quanto sappia fare qualunque dichiarazione, e nell’attesa del nuovo ospedale si continua a fare i conti con un presidio svuotato pezzo per pezzo. Sull’Ismett 2 non è in gioco solo una struttura sanitaria, ma la credibilità della Sicilia davanti a un partner internazionale che su quel progetto ha messo il proprio nome“.
“Chiedo allora tre cose, e le chiedo senza spirito di parte. Che si pubblichino gli atti, cioè la deliberazione di proposta, l’esito del passaggio in COTIV, l’eventuale provvedimento del CIPESS, con gli importi e le annualità della nuova copertura. Che il Governo regionale riferisca in commissione all’Assemblea regionale con un cronoprogramma fatto di date certe e di responsabili con nome e cognome, non di formule di rito. Che si dica, una volta per tutte, dove vanno le risorse liberate“.
“Sulla sanità non si fa contabilità creativa. Se le opere si faranno davvero, e me lo auguro sinceramente, non c’è modo migliore – conclude – di dimostrarlo che con le carte“.