Dalla testimonianza di Federica, bloccata a Parigi, ai numeri dei voli cancellati e dirottati: cosa sta succedendo negli ultimi giorni in Sicilia.
Nuvole di cenere, voli cancellati e la sola speranza di poter rientrare a casa il prima possibile: puntuale come ogni anno, la furia dell’Etna sta mandando in tilt l’operatività dell’aeroporto di Catania e, con essa, il rientro di migliaia di turisti. E la storia di Federica e la sua famiglia ce lo dimostra.
“Una situazione caotica. Non stiamo nemmeno prendendo voli per Catania, visto che non c’è la certezza che l’aeroporto torni completamente operativo”, spiega ai microfoni di NewSicilia.
Secondo gli aggiornamenti dell’Ingv, l’intensa attività esplosiva dal cratere Voragine prosegue senza sosta, con il lancio di bombe nell’area sommitale e una copiosa emissione di cenere. Restano attive anche le bocche a quota 2750 e 2360 metri, da cui si originano diverse colate che stanno dando forma a estesi campi lavici. I fronti più avanzati hanno ormai raggiunto quota 1500 metri, alla base della parete nord della Valle del Bove, in zona Monte Rinatu.
L’impatto sui passeggeri è pesante, e le ripercussioni si fanno sentire.
A Parigi dallo scorso venerdì 7 agosto, Federica avrebbe dovuto fare rientro a Catania con la sua famiglia nel tardo pomeriggio di ieri, con volo in partenza dall’aeroporto Parigi Orly alle 16,35.
“Inizialmente la compagnia aerea con la quale stavamo viaggiando ci ha riferito di dover aspettare ancora. Controllando il sito, abbiamo visto che la prossima tratta disponibile sarebbe il 13 agosto. Quindi dopo tre giorni”, prosegue.
“Abbiamo iniziato a cercare altri voli – anche con scalo – per poter almeno far rientro in Italia. Non ci lasciano indifferenti tutti i disagi che io, la mia famiglia e tutti i passeggeri rimasti ‘confinati’ qui stiamo affrontando”.
I numeri fotografano un collasso: secondo i dati rilevati dal portale dello scalo etneo, 77 voli in partenza sono stati cancellati. A questo si aggiungono i disagi dovuti allo stop agli arrivi: circa 40 voli in arrivo annullati e 65 dirottati tra Palermo, Trapani e Comiso.
Le difficoltà non si limitano alla giornata di ieri, specialmente in merito ai voli dirottati. Solo sull’asse Catania-Palermo 100 voli in arrivo sono stati ridiretti e 90 riprogrammati in partenza dal capoluogo siciliano. E considerando la capienza media standard di 150 passeggeri per velivolo, lo scalo palermitano sta vedendo un surplus di oltre 28mila passeggeri. Situazione che non ha lasciato indifferenti le istituzioni, con il sindaco Roberto Lagalla che denuncia “la dimensione dello sforzo affrontato” ma che ha evidenziato come Palermo abbia “dimostrato la propria capacità di accoglienza e di risposta alle emergenze“.
A tutto questo si aggiunge il caos rimborsi, un tasto dolente che pesa (e non poco) sulle tasche di viaggiatori come Federica. Trattandosi di un’eruzione vulcanica, la normativa parla di “circostanze eccezionali“. Questo significa che le compagnie aeree non sono obbligate a sborsare la classica compensazione extra per il disagio (che va dai 250 ai 600 euro).
I passeggeri però non perdono i loro soldi. Resta infatti l’obbligo per i vettori di garantire la scelta tra il rimborso integrale del biglietto cancellato o la riprotezione sul primo volo utile. A questo si aggiunge il diritto all’assistenza gratuita durante l’attesa, che comprende pasti, bevande e l’eventuale hotel. Diritti che, tra la calca e la confusione dei terminal, rischiano di passare in secondo piano.
La soluzione (anche se poco allegra) per Federica e la sua famiglia? “Stiamo facendo Parigi-Milano, Milano-Napoli e da Napoli scendiamo a Catania, noleggiando un’auto o prendendo un treno”. E questa odissea sta gravando come i 20 anni di Ulisse sulle spalle di chi avrebbe voluto solo staccare la spina dallo stress di tutti i giorni.