CATANIA – Pregiudizi, stigmatizzazione e avversione sono tra gli ingredienti base della transfobia, l’odio e/o paura delle persone transgender.
Ad accompagnarla è spesso una scarsa conoscenza dell’argomento, oltre a tabù e preconcetti vari.
Per far luce sul tema ci siamo messi in contatto con Vittorio Franco, attivista LGBTQ (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer) che, per prima cosa, ci ha fornito alcune informazioni basilari per comprendere il mondo transgender e la transfobia.
“Esistono vari tipi di persone transgender”, ci spiega Vittorio:
Per capire il mondo transgender è necessario anche fare chiarezza su un altro aspetto fondamentale, quello dell’orientamento sessuale. Come dichiara l’attivista, infatti, “un altro stereotipo che vorrei eliminare dal pensiero comune è il fatto che l’orientamento sessuale non va di pari passo con l’identità di genere”.
Entriamo nel dettaglio: “L’orientamento sessuale può essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale. L’identità di genere può essere maschile, femminile o neutra/misto di queste”. Come sottolinea Vittorio, questo ci aiuta a capire che “potremo trovare donne transgender a cui piacciono gli uomini, e altre a cui piacciono le donne, come nel caso di Caitlyn Jenner, la donna trans più famosa negli USA, che ha affermato di aver sempre avuto attrazione sessuale solo verso le donne, e anche dopo la transizione non ha cambiato il suo orientamento”.
La conoscenza e la comprensione del mondo transgender sono le “armi” principali per sconfiggere la transfobia, “una piaga sociale che purtroppo ci affligge”, come evidenzia l’attivista.
Vittorio ricorda, infatti, che “molto spesso le persone transgender sono vittime di abusi, bullismo nelle scuole e a lavoro, mobbing. Ad alcune vengono negate le cure negli ospedali e posti di lavoro. Nel mondo occidentale si è visto un miglioramento per le persone LGBT in generale, grazie a leggi e a campagne come ‘Stop The Stigma’”.
Esistono, poi, anche forme meno conosciute di transfobia di cui ci si può macchiare senza esserne del tutto consapevoli, proprio per poca dimestichezza con l’argomento, come può essere “il chiamare al maschile una donna transgender come succede spesso, anche da parte dei mass media italiani (il trans, un trans, un viados), poiché la persona avverte di non essere accettata per come sente di essere”. Vittorio, infatti, aggiunge: “Basti pensare al fatto che spesso gli individui transgender vanno incontro a terapie ormonali difficili, interventi chirurgici importanti per sentirsi di appartenere al genere sessuale voluto, quindi c’è un forte desiderio ed identificazione col sesso opposto, che se non corrisposto provoca sofferenza. Non è un capriccio o una voglia di apparire, dietro queste scelte così difficili c’è una grande sofferenza”.
Lo dimostra la condizione della quale soffrono le persone transgender, la “disforia di genere”, vale a dire il forte senso di identificazione col sesso opposto al quale si è nati.
L’attivista evidenzia che “i tassi di suicidio sono molto alti, soprattutto tra i giovani che magari non si accettano, e piuttosto che iniziare il percorso di transizione preferiscono suicidarsi”, ma le statistiche dicono anche che “le persone transgender dopo la transizione al genere desiderato, hanno una qualità della vita superiore rispetto a quelle che non transizionano. Dopo la transizione, infatti, le probabilità di suicidio diminuiscono”.
Vittorio sottolinea, infine, che “ormai vi sono tante personalità dello spettacolo transgender nel mondo che stanno cercando di promuovere un’immagine positiva, lontana da quella dello squallore e della prostituzione, che appartiene di solito solo a una parte delle persone trans” e invita a dare più spazio anche in Italia a personaggi di questo tipo, ricordando che “i mass media hanno un ruolo fondamentale nell’accettazione delle persone transgender”.