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08.03.2025

Barriere Invisibili

di Redazione | 2 min di lettura
Barriere Invisibili

Un’Italia ancora inaccessibile 

Ogni giorno in Italia, migliaia di persone con disabilità affrontano una sfida invisibile agli occhi di molte persone: muoversi nelle città, al posto di accogliere, le respingono. Marciapiedi senza scivoli, edifici pubblici privi di ascensori, trasporti inaccessibili e altre carenze ancora, che rendono la vita di chi ha difficoltà motorie, sensoriali o cognitive un percorso ad ostacoli. 

Nonostante nella legge n.104 del 1992 si discute sull’abolizione delle barriere architettoniche. Le nostre città continuano a essere ambienti ostili per chiunque abbia una mobilità ridotta. Spesso, gli interventi vengono rimandati per mancanza di fondi o perché queste persone vengono considerate opzioni secondarie rispetto ad altre cose. Per questo motivo si ha un diritto negato e una società che esclude invece di includere. 

Il trasporto pubblico dovrebbe garantire autonomia a tutti, ma in realtà è un terno a lotto. Siccome ci sono Autobus con pedane guaste o inesistenti, stazioni ferroviarie prive di ascensori e vagoni inadatti e per questo rappresentano ostacoli. Basta provare a prendere la metropolitana in molte città italiane per rendersi conto di quanto sia difficile, se non quasi impossibile, per una persona in sedia a rotelle accedere. 

L’Unione Europea prevede teoricamente degli standard di accessibilità che i Paesi membri devono rispettare. Ma in Italia, l’applicazione di queste norme procede a rilento, e le persone con disabilità sono costrette a pianificare con estrema attenzione ogni spostamento, sperando di non incorrere in alcun problema. 

Scuole, ospedali, uffici comunali e persino alcune sedi di enti pubblici non sono accessibili a tutti. Per via di: Scale senza alternative, porte troppo strette, mancanza di bagni adeguati e moltissimi altri problemi. La legge obbliga i nuovi edifici a rispettare l’accessibilità, ma l’edilizia di oggi non lo rispetta a pieno. 

Anche nel settore privato la situazione non è migliore. Ristoranti, bar, negozi e luoghi di intrattenimento spesso non sono progettati per accogliere persone con disabilità. Questo crea un’esclusione sociale profonda, che impedisce a molte persone di vivere a pieno la propria quotidianità. 

Eliminare le barriere architettoniche non è solo una questione tecnica, ma culturale, siccome la società deve smettere di considerare l’accessibilità come favore, e iniziare a riconoscerla come un diritto fondamentale. Per questo motivo investire in infrastrutture inclusive significa migliorare la qualità della vita non solo per chi ha disabilità, ma per tutti: 

Serve un impegno concreto da parte delle istituzioni, ma anche dei singoli cittadini. Come segnalare le barriere ancora presenti e sensibilizzare chi progetta gli spazi urbani e

pretendere il rispetto delle normative. Solo in questo momento possiamo dire di vivere in un società che non lascia nessuno indietro.

 

Sergio Lo Pinto 4^D  – Istituto Convitto Nazionale Mario Cutelli – Catania

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