MESSINA – “A Niscemi sono stati stanziati 150 milioni per regimentare le acque a valle e demolire le case che dovevano essere demolite 30 anni fa. C’è l’inchiesta della magistratura che fa il suo corso per capire chi doveva intervenire in questi trent’anni e non lo ha fatto”
Queste le parole del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci durante un convegno all’Università di Messina dedicato a “Diritto alla sicurezza e protezione civile”, a cui ha partecipato anche la rettrice Giovanna Spatari.
“C’è un’inchiesta per capire chi doveva intervenire e non lo ha fatto”
Secondo il ministro, oltre al piano di interventi ormai finanziato, resta un punto centrale: accertare perché per così tanto tempo non si sia arrivati a una soluzione strutturale. “C’è un’inchiesta della magistratura che fa il suo corso per capire chi doveva intervenire in questi trent’anni e non lo ha fatto”, ha spiegato.
Musumeci ha insistito sul fatto che il tema non possa essere liquidato come una fatalità: quando la prevenzione non diventa una priorità, ha sottolineato, subentrano rassegnazione e inerzia, fino a trasformare un rischio noto in una crisi permanente.
Il “silenzio” dopo i primi anni e le domande rimaste senza risposta
Nel suo intervento, il ministro ha richiamato anche la mancanza di attenzione pubblica e istituzionale che, a suo dire, sarebbe calata su Niscemi dopo i primi anni di emergenza. “Mi domando: è calato il sipario? Dopo due o tre anni, già nel 2002-2003 non se ne parlava più”, ha osservato.
Da qui una serie di interrogativi: perché nel 2005, dopo le valutazioni della commissione tecnico-scientifica che indicavano limiti oggettivi alla possibilità di “fermare” la frana, si sarebbe proceduto solo con misure parziali? E ancora: perché su immobili in aree problematiche si sarebbero continuate a registrare compravendite, autorizzazioni e ristrutturazioni?
Domande a cui – ha ribadito Musumeci – non spetta dare risposta alla politica ma alla magistratura, chiamata a ricostruire ruoli e omissioni.
L’obiettivo dei 150 milioni
Il finanziamento annunciato mira a due azioni principali: regimentare le acque a valle, riducendo l’impatto idrogeologico e il rischio di aggravamento dell’area instabile e demolire gli immobili che risultano da tempo incompatibili con la sicurezza del territorio.
Si tratta di un passaggio cruciale perché mette insieme la messa in sicurezza idraulica e la rimozione di fattori di vulnerabilità legati all’edificato.
Nel quadro delineato dal ministro, Niscemi diventa un caso emblematico di come la prevenzione debba essere un investimento costante e non un’azione “a emergenza finita”.
“Se la prevenzione non è una priorità – ha concluso Musumeci – ci facciamo accompagnare dal fatalismo e dalla rassegnazione, e poi arrivano le conseguenze”.




