Chiunque abbia trascorso momenti felici nel passato, ne richiama alla memoria il ricordo con un senso di malinconia agrodolce.
La nostalgia venne ufficialmente riconosciuta come patologia nel 1688 da Johannes Hofer, uno studente di medicina alsaziano. Osservò un fenomeno che affliggeva i soldati mercenari svizzeri: tutti sentivano una morbosa mancanza di casa, un sentimento così deleterio da causare disturbi fisici. Hofer scelse “nostalgia” per definire questo male. È un composto nato da due termini greci, “nostos” e “algos”: il primo indica il “ritorno a casa”, mentre il secondo il “dolore”. La nostalgia è quindi un sentimento legato alla sofferenza causata dall’allontanamento da un luogo che la nostra mente identifica come sicuro e protetto.
Nel corso dei secoli la concezione della nostalgia ha subito una profonda evoluzione: oggi non è più intesa come patologia ma come sentimento personale. Il rifugio che ricerchiamo ha ottenuto una connotazione a-spaziale, distaccandosi dalla sua accezione originaria: desideriamo tornare ad un “quando” più che in un “dove”. Non siamo più legati al conforto conferito da un luogo geografico, ma a quello percepito in momenti di connessione con persone care o sensazioni evocate dal passato. Tornare al nostro riparo è diventato complesso, poiché non lo ritroviamo più in un luogo fisico stabile dato che il tempo rende la realtà mutevole. In risposta alla labilità dell’universo, abbiamo sfruttato la tecnologia per munirci di dispositivi che ci permettono di catturare e conservare il ricordo dei fugaci momenti sereni: le fotografie. Spesso ci capita di guardarle e pensare al tempo trascorso, con la paura di non poter rivivere le stesse sensazioni. La consapevolezza che tali momenti appartengano a un tempo concluso ci spaventa, poiché siamo coscienti di non poter ricreare esattamente la stessa situazione per provare le vecchie emozioni. Ci rendiamo conto che il tempo non potrà mai essere sotto il nostro controllo: cerchiamo di preservare i ricordi attraverso gli strumenti che abbiamo. Ormai immortalare un’occasione sembra aver assunto maggiore importanza che viverla appieno.
L’alterazione della concezione temporale è il risultato della deconcentrazione causata da una vita sempre più veloce. L’intrattenimento fornito dai social media è basato sulla continua stimolazione della nostra attenzione, creando un ciclo continuo che allontana la nostra mente dal presente. In questa maniera il presente finisce per sembrarci carente e idealizziamo il passato. Da questo problema nasce un sentimento paradossale: l’anemoia, il desiderio di poter sperimentare un’epoca mai vissuta personalmente.
L’anemoia, figlia della nostalgia, è la sua più moderna forma di manifestazione, descritta nel 2012 da John Koenig; nasce da esperienze vissute in modo indiretto, foto, film, racconti o canzoni.
A questo punto è lecito porsi un dubbio: la malinconia della nostalgia è causata dal passato che non può tornare o dal presente che abbiamo timore di vivere? Se solo riuscissimo a focalizzarci sugli aspetti confortanti del presente, non lo ricorderemo con rimpianto, ma con soddisfazione.
Beatrice Lo Grasso 3 I – Liceo Scientifico Statale Gallileo Galilei – Catania (CT)