Era il 23 agosto 2004 quando, durante il secondo governo di Silvio Berlusconi, l’allora Ministro della Difesa Antonio Martino, attraverso la cosiddetta “Legge Martino”, entrata in vigore a partire dal 1° gennaio dell’anno seguente, sospese il servizio militare obbligatorio, trasformando le Forze Armate italiane in un corpo composto soltanto da volontari.
Da allora sono passati molti anni e la nostra società ha subito e continua a subire profondi cambiamenti sotto vari punti di vista, a partire dalla mentalità soprattutto dei giovani che, se prima crescevano con un senso di dovere verso la comunità e maggiore responsabilità, adesso hanno molta più libertà di scelta e puntano più su percorsi individuali e quindi viene meno il concetto di obbligo collettivo.
Altro radicale cambiamento riguarda l’indipendenza e la maturità che la leva militare impartiva ai giovani, infatti persone di ogni estrazione sociale si trovavano a condividere spazi, regole e anche difficoltà, grazie a cui, al termine del percorso, risultavano molto più disciplinati e con uno spirito di adattamento eccellente, caratteristiche che al giorno d’oggi vengono acquisite magari più tardi in contesti accademici, lavorativi, etc…
Inoltre, riprendendo il discorso di disciplina, è facile notare come, con l’aumentare delle nuove generazioni, quest’ultima si stia via via perdendo, non a caso frequenti sono gli episodi in cui adolescenti mancano di rispetto, ad esempio nei confronti di anziani da cui invece dovrebbero imparare molto, visto il loro vissuto e le loro esperienze, motivo per cui le famiglie giocano un ruolo decisivo nel preparare ed educare rigorosamente i propri figli per l’Italia del domani.
Anche vero è che molti vedono la leva militare come un obbligo ormai superato, non più adatto alla società moderna, considerata più libera, con maggiori opportunità di scelta, una comunità, possiamo dire, più frammentata che con le nuove tecnologie si connette più tramite il digitale che attraverso esperienze di vita condivise.
Altri ancora ritengono il servizio militare obbligatorio adatto esclusivamente a chi ne abbia passione e motivazione, pensiero assolutamente comprensibile e condivisibile, come è altrettanto condivisibile il fatto che anche soltanto un breve periodo di arruolamento trasmetterebbe all’individuo un bagaglio di conoscenze pratiche, strategiche e via dicendo, molto utili nella vita.
Alla luce di tutto ciò, nel bene e nel male, la fine dell’obbligo di leva ha segnato profondamente il passaggio da una generazione più abituata al sacrificio e all’amore patriottico a una più indipendente, ma anche più individualista, in cui si dimenticano valori imprescindibili quali l’ordine, il rigore e la disciplina!
Sarebbe quindi il caso, da parte del governo italiano, di riflettere sulla reintroduzione di questo sistema?
Scuderi Pietro Luigi 4^LD , Istituto Lombardo Radice – Catania (CT)
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