ROSOLINI – Nella mattinata odierna, i carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Noto (Siracusa), coadiuvati nella fase esecutiva da militari del comando provinciale di Siracusa, da un elicottero del 12° elinucleo carabinieri di Catania e da un’unità cinofila del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi (CT), su disposizione del sostituto procuratore dottore Gaetano Bono, che dirige l’indagine, coordinata dal procuratore della Repubblica dottoressa Sabrina Gambino e dal procuratore aggiunto dottore Fabio Scavone, hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, nei confronti di:
A loro carico sono stati riconosciuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza per il reato di detenzione e spaccio di stupefacenti, in particolare di cocaina, con purezza variabile tra il 50 e l’80%, in concorso.
L’attività di indagine, iniziata nel mese di luglio 2018, a seguito di diversi sequestri di sostanza stupefacente, deferimenti in stato di libertà e segnalazioni di assuntori, ha permesso di appurare come Salvatore Cannata, figura già nota nell’ambito criminale rosolinese, avesse avviato una collaborazione criminosa con i propri più stretti familiari, in particolare la sorella Loredana, il cognato Pietro Conte e il nipote Giuseppe Conte, per condurre nelle loro rispettive abitazioni un’ampia e fiorentissima attività di spaccio di sostanze stupefacenti, avvalendosi anche di un giovane rosolinese Giovanni Di Mare, già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti di polizia, anche specifici.
A seguito di approfondite indagini, i militari operanti hanno potuto ricostruire le modalità di distribuzione dello stupefacente, che veniva spacciato dall’intera famiglia prevalentemente nella contrada Perpetua di Rosolini (SR), sede di un’abitazione degli arrestati a ogni ora del giorno e della notte, e che veniva abilmente nascosto e camuffato in modi disparati, come per esempio all’interno di capsule in plastica che anziché contenere giochi per bambini dissimulavano dosi di stupefacenti.
Il sodalizio criminoso è stato avvantaggiato dalla zona impervia in cui operava, tant’è che sono state utilizzate sofisticate attrezzature tecniche per documentare l’attività di spaccio della cocaina che non conosceva soste: giorno e notte acquirenti della provincia siracusana, ma anche della contermine ragusana affluivano verso le abitazioni degli arrestati, anche più volte al giorno, per acquistare le proprie dosi di sostanza stupefacente.
Neanche le misure alternative alla detenzione sono riuscite a fermare le condotte illecite del sodalizio che, non curante della sottoposizione di uno degli odierni arrestati alla misura cautelare dell’obbligo di dimora, ha continuato ad approvvigionare, detenere e spacciare droga, evidenziando una particolare pervicacia nell’intendimento criminale di perpetrare il delitto in questione.
Gli arrestati, inoltre, al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine, utilizzavano nei terreni dove celavano la droga addirittura 13 cani, che all’atto degli arresti sono stati trovati in pessime condizioni igienico-sanitarie e con evidenti segni di malnutrizione, e che pertanto, dopo essere stati soccorsi da un medico veterinario, sono stati tutti collocati in idonee strutture della provincia di Ragusa.
Nel corso delle attività d’indagine, i carabinieri avevano già arrestato 6 persone, sequestrato un totale di 12 grammi di cocaina e recuperato materiale per il taglio, il confezionamento e la pesatura delle dosi, una rivoltella, un passamontagna e oltre 60mila euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita, a riprova dell’eccellente andamento commerciale della piazza di spaccio.
Nella nottata odierna, nel corso dell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare, i militari hanno perquisito le abitazioni in uso agli arrestati trovando 4 grammi di cocaina suddivisa in 16 dosi, 7 grammi di mannitolo, materiale per il confezionamento delle dosi, una pistola a salve calibro 8 nonché la somma contante di 7.400 euro, ritenuta provento dell’attività illecita e proceduto, nella flagranza di reato all’arresto di Giuseppe Conte, di Pietro Conte e delle loro compagne D.G., di 28 anni, e I.T., di 41 anni.
Questi ultimi arrestati, dopo le formalità di rito, così come disposto dall’autorità giudiziaria con decreto motivato ai sensi dell’art. 121 delle norme di attuazione del c.p.p., sono stati rimessi in libertà.
Al termine delle operazioni, Salvatore Cannata, Giuseppe Conte e Giovanni Di Mare sono stati accompagnati nel carcere Cavadonna di Siracusa, mentre Pietro Conte e Loredana Cannata attenderanno il processo in regime di arresti domiciliari.
