SICILIA – Le associazioni micologiche lanciano l’allarme: il tartufo siciliano è a rischio.
I comportamenti scorretti di cavatori senza scrupoli denotano scarsa sensibilità verso la tutela degli ecosistemi tartufigeni. Nel delicato equilibrio caratteristico dei boschi siciliani, la presenza del tartufo assicura salute e vigore vegetativo alle essenze forestali.
Cinque associazioni micologiche si sono riunite a Palermo per fare il punto della situazione, dopo che i loro soci hanno assistito a comportamenti scorretti e sanzionabili.
I presidenti di Gruppo micologico siciliano, Associazione micologica G.Inzenga, Associazione micologica idnologica Torrenova, Associazione micologica Fungi et Naturae, Gruppi di ricerca micologica Sicilia dichiarano: “Chi ha seguito i nostri corsi di formazione conosce bene i rischi di desertificazione che corrono i boschi quando vengono depredati senza assicurare la naturale rinnovazione dei tartufi”.
I nostri associati sono vere e proprie antenne sul territorio e, ben consapevoli di come le tartufaie siano ambienti naturali dall’elevata fragilità, dopo avere assistito a numerosi comportamenti scorretti e vietati dalla legge che regolamenta la ricerca e la raccolta del tartufo – in Sicilia così come in Italia – ci hanno chiesto di sollecitare presso gli organi competenti adeguati controlli”.
Secondo le associazioni ciò che comporta il danneggiamento delle tartufaie risiede nell’utilizzo di attrezzi non adatti, la raccolta dei tartufi in periodi non consentiti e in quantitativi esagerati rispetto a quanto consentito dalla legge.
Il numero di cani utilizzato è inoltre superiore a quello indicato dalla norma regionale che comporta preoccupazioni generali fra le associazioni micologiche.
L‘allarme più forte è rivolto alle tartufaie naturali nei terreni di proprietà della Regione, che rivestono la componente più a rischio.