PALERMO – Il diciassette è sempre stato un numero poco fortunato per chi ci crede, a cominciare dagli antichi greci, che prediligevano il numero perfetto e l’equilibrio di primo ordine che avevano invece il 16 e il 18. In mezzo c’era proprio il 17.
Specie, poi, se il 17 capita di venerdì, proprio come oggi. Una ricorrenza negativa di tradizione italiana, poiché negli altri paesi europei e mondiali si tratterebbe di un giorno come tutti gli altri.
Avere paura del venerdì ha anche un nome, vale a dire eptacaidecafobia. Alcuni quindi preferiscono non uscire di casa, se si parla di superstitzione estrema, chi invece cammina con dei corni o altri oggetti per scacciare il malocchio…
Un legame, quello con il venerdì 17, che ha radici sia religiose che storiche. Di venerdì morì Gesù Cristo, mentre nell’Antico Testamento viene scritto che il diluvio universale iniziò proprio il 17.
Storicamente, invece, alcune grandi sconfitte si sono verificate con il numero 17 in mezzo. Come nella battaglia di Teutoburgo, quando venne distrutta anche la legione 17, mai più assegnata come numero.
Poi, nella smorfia napoletana il 17 è sinonimo di disgrazia, indicato nel libro con il simbolo dell’impiccato.
È una questione di superstizione: c’è chi ci crede, chi invece preferisce lasciare spazio alla ragione e non ai miti.