Uno studio evidenzia il peso della tassa europea sulle emissioni: possibili rincari per passeggeri e imprese. Tardino: "Va rivista la direttiva"
Quasi 20 milioni di euro di costi aggiuntivi ogni anno sulla tratta Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e più di un milione di euro sulla Porto Empedocle-Lampedusa. Sono i numeri che fotografano l’impatto economico del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) sui collegamenti marittimi della Sicilia.
I dati emergono da uno studio commissionato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale e realizzato dalla società TiM10, con la supervisione scientifica del professore Giovanni Satta dell’Università di Genova, in vista della revisione della direttiva europea ETS prevista per il prossimo 17 luglio.
Secondo lo studio, il nuovo sistema europeo potrebbe tradursi in un aumento dei costi operativi delle compagnie di navigazione, con il rischio concreto che tali oneri vengano trasferiti sui prezzi dei biglietti, incidendo così sul costo della mobilità da e per la Sicilia.
L’ETS è una misura ambientale introdotta dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO₂ e si applica alle grandi navi passeggeri, come traghetti e navi da crociera, oltre che alle navi merci con una stazza superiore alle 5.000 tonnellate.
L’analisi evidenzia inoltre come i costi legati all’ETS possano arrivare ad assorbire ogni anno fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni, limitando così la capacità degli armatori di investire nel rinnovo della flotta e nelle tecnologie più sostenibili.
La presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, Annalisa Tardino, lancia un appello alle istituzioni europee affinché la revisione della direttiva tenga conto delle esigenze delle isole maggiori.
«Abbiamo portato all’attenzione di Bruxelles il tema dell’impatto della direttiva ETS sulla connettività delle isole e sul diritto alla mobilità dei cittadini. L’attuale applicazione della tassa determina un aggravio dei costi che rischia di ricadere su cittadini, famiglie e imprese, penalizzando soprattutto i residenti e gli spostamenti legati al lavoro, allo studio e alla salute».
Secondo Tardino, oltre a gravare sugli utenti, il sistema sottrae risorse alle compagnie di navigazione, rallentando gli investimenti nelle nuove tecnologie verdi.
«Chiediamo che la revisione della direttiva rappresenti un’occasione per estendere alle isole maggiori il regime già previsto per quelle minori e prorogarne la validità fino al 2032».
L’obiettivo è evitare che la transizione ecologica finisca per tradursi in un ulteriore costo dell’insularità, aggravando il divario economico e logistico della Sicilia rispetto al resto del Paese.