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30.06.2026

Timbravano ma poi erano al mare o a fare shopping: i trucchi dei dipendenti comunali a Palermo

di Redazione | 2 min di lettura

I provvedimenti eseguiti dai militari prevedono l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e la sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio o servizio per un periodo fino a tre mesi.

Timbravano ma poi erano al mare o a fare shopping: i trucchi dei dipendenti comunali a Palermo
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I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale locale nei confronti di 14 lavoratori pubblici, accusati a vario titolo di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e falsa attestazione della presenza in servizio.

I provvedimenti eseguiti dai militari prevedono l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio per un periodo fino a tre mesi. L’operazione ha riguardato 5 dipendenti del Comune di Palermo con la qualifica di “messo notificatore” e 9 addetti di una società partecipata comunale impiegati come giardinieri.

Dalla pesca alla coltivazione dei campi: i trucchi dei messi comunali

L’indagine, portata avanti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo, ha fatto luce su un sistema sistematico di elusione dei doveri lavorativi. Nel corso dei monitoraggi sono stati ricostruiti ben 550 episodi di falsa attestazione della presenza.

Il meccanismo utilizzato dai cinque messi notificatori era consolidato: entravano in ufficio, registravano l’inizio del turno e subito dopo uscivano dichiarando un fittizio “servizio esterno”. A quel punto, anziché occuparsi della consegna dei documenti, i dipendenti si dedicavano alle attività più disparate. I pedinamenti e le telecamere degli investigatori li hanno immortalati a casa, all’interno di outlet e centri commerciali, nei bar, nei negozi di vicinato, nelle sale scommesse e tra i mercati rionali.

Nelle situazioni più paradossali, alcuni indagati sfruttavano l’orario di lavoro per andare a pescare o per dedicarsi alla coltivazione di terreni agricoli privati. In base a quanto accertato, le ore sottratte quotidianamente all’ente pubblico potevano raggiungere anche le 5 ore per singolo dipendente.

Per giustificare i turni, i lavoratori scrivevano falsi verbali in cui dichiaravano di aver tentato la consegna degli atti senza trovare il destinatario.

Il sistema dello scambio dei badge tra i giardinieri

Dinamiche simili, seppur con modalità differenti, sono emerse per i nove giardinieri della società partecipata. In questo caso, il gruppo faceva affidamento su un patto di mutuo soccorso fraudolento basato sullo scambio reciproco dei badge aziendali.

A turno, i dipendenti timbravano i cartellini d’ingresso o di uscita per i colleghi assenti o in ritardo. Grazie a questa rete di favori, gli indagati riuscivano sistematicamente ad arrivare sul posto di lavoro molto più tardi rispetto all’orario stabilito o ad allontanarsi dalla sede con largo anticipo.

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