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11.05.2026

Perché c’è l’ipotesi di una rapina finita male dietro l’omicidio di Piero De Luca

di Redazione

Rimangono in sospeso molti dubbi e interrogativi su cosa abbia fatto il giovane nelle dodici ore successive all'omicidio.

Perché c’è l’ipotesi di una rapina finita male dietro l’omicidio di Piero De Luca
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Dal racconto delle presunte avances sessuali all’aggressione vera e propria, culminata con l’omicidio di Piero De Luca, pensionato di 69 anni. Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, attraverso le indagini della Squadra Mobile, l’arma del delitto – un tubo di ferro – non si trovava sul posto casualmente.

L’omicidio di Piero De Luca e l’ipotesi di una rapina finita male

L’oggetto contundente, infatti, sarebbe stato portato intenzionalmente dal 16enne, al momento detenuto all’interno del carcere Malaspina di Palermo con l’accusa di omicidio. Inoltre, sul terreno, sarebbero visibili segni compatibili con il trascinamento del corpo della vittima. Pertanto, gli indizi raccolti contraddicono nettamente il racconto consegnato dal giovane agli investigatori.

Il ragazzo, la notte dell’accaduto, tra venerdì e sabato, si è presentato spontaneamente in Questura, costituendosi e riferendo di aver reagito impulsivamente, per difendersi da presunte avances sessuali messe in atto dal 69enne.

Il racconto del giovane

Il 16enne aveva descritto un incontro in cui Piero De Luca lo avrebbe invitato a bere qualcosa. In seguito, quest’ultimo si sarebbe abbassato i pantaloni, scatenando pertanto una reazione di difesa da parte del giovane. Sulla base della sua versione, avrebbe afferrato una spranga trovata lì vicino, colpendolo. Gli inquirenti però, tuttavia, non hanno mai ritenuto credibile questa ricostruzione.

La versione dei familiari della vittima sull’accaduto

I familiari della vittima parlano invece di una rapina premeditata, finita nel sangue. De Luca stava lavorando nel suo appezzamento in via Buonpensiero, lungo il fiume Oreto, in un’area che confina con i terreni della famiglia del minore.

Dopo l’omicidio, il ragazzo sarebbe rimasto nella baracca per l’intera giornata, con il corpo davanti a sé per diverse ore. Quando la moglie ha cominciato ad inviare messaggi al marito, sarebbe stato proprio il 16enne a rispondere dal telefono della vittima, scrivendo: “Sono ancora qui“, nel tentativo di guadagnare tempo.

Indagini in corso

Rimangono in sospeso molti dubbi e interrogativi su cosa abbia fatto il giovane nelle dodici ore successive all’omicidio. Gli inquirenti vogliono stabilire se la salma sia stata spostata rispetto al punto in cui è avvenuta l’aggressione e se il 16enne abbia agito da solo o con la complicità di qualcuno.

L’analisi dei dispositivi mobili sequestrati e le dichiarazioni dei familiari, saranno fondamentali per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Nelle prossime ore è previsto l’interrogatorio di convalida davanti al Gip per l’indagato, assistito dall’avvocato Michele Giovinco. Contestualmente sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Piero De Luca, che potrà fornire ulteriori elementi riguardanti causa e modalità del decesso.

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