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21.08.2026

Termini Imerese, recuperata una rete fantasma di 4 tonnellate: pesci intrappolati e morti

di Redazione | 2 min di lettura

Un episodio che riporta l’attenzione sul fenomeno del cosiddetto “ghost fishing”

Termini Imerese, recuperata una rete fantasma di 4 tonnellate: pesci intrappolati e morti
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Una rete da pesca abbandonata del peso di circa quattro tonnellate è stata rintracciata nelle acque antistanti Termini Imerese, nel Palermitano. Il ritrovamento è stato effettuato dai ricercatori del Cnr-Irbim, l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche.

Un episodio che riporta l’attenzione sul fenomeno del cosiddetto “ghost fishing”, la pesca fantasma provocata dagli attrezzi dispersi o abbandonati in mare che, pur non essendo più utilizzati, continuano a intrappolare e uccidere gli organismi marini.

Il ritrovamento durante la campagna Medias 2026

La rete è stata individuata nel corso della campagna di campionamento biologico “Medias 2026”, condotta a bordo della motonave G. Dallaporta e alla quale partecipano diverse unità di personale del Cnr-Irbim di Capo Granitola.

Durante le operazioni, la rete pelagica utilizzata per il campionamento ha accidentalmente intercettato l’enorme attrezzo abbandonato.

All’interno della rete fantasma erano rimasti intrappolati diversi esemplari di pesci, già in avanzato stato di decomposizione.

Il personale a bordo ha dovuto separare le due reti e recuperare quella abbandonata. Le operazioni hanno comportato anche l’interruzione della missione di campionamento, con il rientro in porto necessario per procedere allo smaltimento.

Cos’è il “ghost fishing” e perché rappresenta un pericolo

Il fenomeno non riguarda soltanto gli animali che finiscono direttamente nelle reti. Gli esemplari intrappolati possono infatti morire e trasformarsi in esca, attirando altri organismi e dando origine a un ciclo continuo di nuove catture.

Gli attrezzi dispersi possono inoltre raggiungere il fondale e provocare danni ad habitat di particolare valore, tra cui fondali rocciosi, praterie di fanerogame e coralligeno.

A sottolineare la gravità del problema è il direttore del Cnr-Irbim, Gian Marco Luna, secondo il quale il fenomeno assume una rilevanza particolare nel Mar Mediterraneo, sia per l’intensa attività di pesca sia per la straordinaria biodiversità presente.

Tra le specie potenzialmente esposte agli effetti delle reti fantasma figurano anche tartarughe marine, cetacei, squali e altri elasmobranchi, rendendo l’abbandono degli attrezzi da pesca una minaccia che può continuare ad agire nell’ambiente marino anche molto tempo dopo la loro perdita.

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