PALERMO – La polizia ha sequestrato un ingente patrimonio immobiliare, del valore complessivo di 600 mila euro, consistente in due appartamenti a Palermo e in una villa a Trabia, riconducibili al pregiudicato palermitano Tommaso Catalano, 61 anni. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Questore di Palermo.
Tommaso Catalano è soggetto abitualmente dedito ad attività delittuose; annovera moltissimi precedenti penali per reati in materia di armi ed in materia di stupefacenti, commessi dal 1985 ad oggi. Inoltre, nel 2003 è stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per la durata di due anni e sei mesi, iniziata ad essere scontata nel 2006 e terminata nel 2009, a causa del suo precedente stato di detenzione.
Catalano, a dicembre del 2015, è stato arrestato nell’ambito dell’operazione denominata “Panta Rei”, unitamente ad altri 38 soggetti, responsabili a vario titolo dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.
In particolare, Catalano, insieme al figlio Pietro e ad altri compari, è stato indagato per la sua appartenenza ad un’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, hashish e cocaina, tra la Campania e la Sicilia; reato, peraltro, aggravato dall’aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra”, in particolare quella del mandamento mafioso di “Porta Nuova”, per il quale gestiva la rete di vendita, il procacciamento della clientela, l’importazione della sostanza stupefacente dalla Campania ed il mantenimento dei contatti con i fornitori.
Dall’attività investigativa erano emersi fitti rapporti con i fornitori campani intrattenuti dal malvivente, dal figlio Pietro e da altri appartenenti dell’organizzazione. Dalle numerose risultanze investigative, erano stato acclarato il ruolo di spicco assunto dal Catalano e dal figlio all’interno dell’organizzazione mafiosa, proprio nella gestione del traffico di stupefacenti.
A Tommaso Catalano era stata riconosciuta dall’organizzazione, infatti, un’indubbia “professionalità”, maturata negli anni di attività criminali in specie legate al traffico, alla detenzione ed alla cessione di sostanze stupefacenti, tanto da esser riconosciuto nell’ambiente criminale quale persona assolutamente affidabile per la trattazione degli affari criminali.
Nel corso di un colloquio intercettato, infatti, Ciro Spasiano, “qualificato” trafficante napoletano, parlando con Pietro Catalano aveva modo di affermare che per la vendita delle partite di stupefacente sull’asse Campania – Sicilia preferiva mantenere rapporti esclusivamente con quest’ultimo e con suo padre.
Le indagini patrimoniali scaturite subito dopo l’operazione antimafia e condotte dagli investigatori della Questura di Palermo, hanno permesso di individuare e successivamente sequestrare beni per un valore stimato di circa 600 mila euro.
Gli accertamenti hanno dimostrato, infatti, come Tommaso Catalano ed i suoi familiari non disponessero di entrate lecite ed idonee per l’acquisto dei beni oggi raggiunti dal provvedimento del Tribunale di Palermo.
Nonostante la situazione reddituale dichiarata dal nucleo non fosse sufficiente a garantire il sostentamento familiare, attestandosi addirittura al di sotto della soglia di povertà assoluta, la moglie del Catalano aveva acquistato due immobili a Palermo ed una villetta nel territorio di Trabia (PA).