L’ex magistrato risponde al procuratore di Caltanissetta dopo l’audizione in Commissione Antimafia e richiama l’archiviazione dell’indagine a suo carico. Al centro ancora mafia-appalti, Borsellino e le conversazioni con Scarpinato.
Si riaccende lo scontro a distanza tra l’ex magistrato Gioacchino Natoli e il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca dopo l’ultima audizione di quest’ultimo davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, dedicata al filone d’inchiesta sulla strage di via D’Amelio. L’audizione si è svolta il 20 ottobre a Palazzo San Macuto.
Natoli interviene con una lunga nota nella quale contesta duramente le valutazioni espresse dal procuratore nisseno e richiama l’archiviazione del procedimento che lo aveva coinvolto nell’ambito delle indagini sul dossier mafia-appalti. Il gip di Caltanissetta ha infatti archiviato il procedimento a suo carico, ritenendo infondata l’accusa di favoreggiamento a Cosa nostra e rilevando l’assenza di prove di un accordo illecito con Giuseppe Pignatone.
L’ex magistrato sostiene di essere stato nuovamente oggetto di «pesanti attacchi mediatici» da parte di De Luca e ricorda di essere stato indagato e intercettato per circa due anni nell’ambito dell’ipotesi investigativa relativa a presunti favori alla mafia e ad ambienti imprenditoriali e politici collegati.
Natoli sottolinea come quell’indagine si sia conclusa con l’archiviazione e rivendica anche il proprio rapporto con Paolo Borsellino, sostenendo di avere sempre mantenuto nei suoi confronti un comportamento leale.
Al centro della polemica resta il dossier mafia-appalti e la gestione delle indagini nei primi anni Novanta.
Secondo Natoli, De Luca avrebbe ribadito in Commissione la propria valutazione critica sulla presunta sottovalutazione di quel procedimento. L’ex magistrato replica però di non avere mai chiesto l’archiviazione del dossier dei Ros, sostenendo di non essersene occupato direttamente.
Il decreto di archiviazione del gip, pur escludendo responsabilità penali a carico di Natoli, contiene comunque valutazioni critiche sulla gestione investigativa dell’epoca, osservando che l’ex pm non avrebbe colto pienamente la portata dell’inchiesta mafia-appalti.
Natoli torna anche sulle intercettazioni delle conversazioni con l’ex magistrato e oggi senatore del M5S Roberto Scarpinato.
Nel corso dell’audizione, De Luca si è soffermato proprio sui colloqui tra i due, inserendoli nel quadro delle proprie valutazioni sull’inchiesta. La vicenda è stata uno dei punti più controversi emersi nel confronto davanti alla Commissione.
Natoli spiega che l’espressione utilizzata in una conversazione, nella quale si parlava di «seppellire» la presidente della Commissione Chiara Colosimo sotto una montagna di documenti, sarebbe stata riferita esclusivamente alla volontà di mettere a disposizione atti già esistenti.
«Ho sempre creduto che chi fa indagini debba avere piena conoscenza di tutte le carte e non procedere per tesi precostituite», sostiene l’ex magistrato.
Natoli contesta inoltre una precedente ricostruzione di De Luca relativa al 18 luglio 1992, il giorno precedente alla strage di via D’Amelio.
Secondo quanto riferito dall’ex magistrato, De Luca avrebbe indicato la sua assenza da un incontro nel quale Borsellino avrebbe parlato con alcuni colleghi come elemento da leggere nel quadro dei rapporti tra i magistrati.
Natoli replica spiegando che in quella giornata si trovava invece a Roma, presso la Dia, insieme al collega Guido Lo Forte per interrogare il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo.
Da qui l’accusa rivolta al procuratore di non avere tenuto adeguatamente conto di tutta la documentazione disponibile.
La nota si chiude con un ulteriore passaggio polemico. Natoli sostiene che nell’indagine condotta nei suoi confronti vi sarebbero state altre «anomalie» e annuncia che eventuali responsabilità saranno affrontate «nelle competenti sedi».
Il confronto si inserisce in una vicenda giudiziaria e istituzionale che resta particolarmente delicata: da un lato l’archiviazione delle accuse penali nei confronti di Natoli, dall’altro le valutazioni, anche critiche, contenute nei provvedimenti giudiziari sulla gestione del dossier mafia-appalti e sulle vicende che precedettero le stragi del 1992.