Il punto della situazione di Gianni Rezza, Direttore generale della prevenzione del Ministero
ITALIA – A partire dal 5 aprile 2022, in cui sono stati segnalati i primi casi nel Regno Unito (UK) di epatite acuta ad eziologia non nota in bambini con età inferiore ai 10 anni precedentemente sani, le segnalazioni hanno coinvolto diversi Paesi del mondo. Al momento non è ancora chiaro se tutti i casi identificati in seguito all’allerta rappresentino un vero e proprio aumento rispetto al tasso di base di epatite ad eziologia sconosciuta nei bambini.
Per i casi in Europa, è stata stabilita una raccolta congiunta OMS-ECDC delle segnalazioni, attraverso il Sistema di sorveglianza europeo (TESSy).
La definizione di caso in corso prevede i seguenti criteri:
L’Italia aggiorna costantemente il TESSy inviando tutte le segnalazioni rispondenti ai suddetti criteri. Informazioni dettagliate sui casi di epatite di origine sconosciuta trasmessi dai 27 Paesi dell’Unione Europea (UE) – inclusa l’Italia – e dagli ulteriori 3 Paesi dello Spazio Economico Europeo (SEE) sono contenute nel report prodotto settimanalmente dall’ECDC.
A seguito delle prime allerte ricevute attraverso il sistema dell’Early Warning and Response System (EWRS), il Ministero della Salute ha prontamente informato le Regioni ed attivato la segnalazione dei casi nel nostro Paese, in coordinamento con l’Istituto Superiore di Sanità.
Una prima circolare è stata emanata il 23 aprile 2022 “Casi di epatite acuta a eziologia sconosciuta in età pediatrica“, aggiornata da una successiva circolare del 23 maggio, “Casi di epatite acuta a eziologia sconosciuta in età pediatrica. Aggiornamento sulla situazione epidemiologica, sulle definizioni di caso e sulla sorveglianza”.
Il documento riporta la situazione epidemiologica in Europa e in Italia al 20 maggio 2022, i risultati delle indagini condotte nel Regno Unito, le nuove definizioni di caso e le potenziali misure di controllo. La definizione di caso sarà aggiornata sulla base delle indicazioni dell’OMS-ECDC. Sia il numero sia la classificazione dei casi potranno cambiare in conseguenza di nuove segnalazioni, nuovi accertamenti diagnostici o modifiche nella definizione di caso. L’eziologia e i meccanismi patogenetici della malattia sono ancora in fase di studio.
Al momento nessuna delle teorie formulate sull’origine ha avuto un riscontro attraverso evidenze scientifiche. Inoltre ogni anno in Italia, come negli altri paesi, si verifica un certo numero di epatiti con causa sconosciuta, e sono in corso analisi per stabilire se ci sia effettivamente un eccesso. Le ipotesi iniziali del team di indagine nel Regno Unito proponevano una eziologia infettiva o possibile esposizione a sostanze tossiche. Informazioni dettagliate raccolte attraverso un questionario relativo a cibi, bevande, abitudini personali dei casi non hanno evidenziato esposizioni comuni. Le indagini tossicologiche sono in corso, ma una eziologia infettiva sembra essere più probabile in base al quadro epidemiologico. Le indagini microbiologiche hanno escluso virus dell’epatite A, B, C, D ed E in tutti i casi.
“In base alle indagini attuali – scrive l’Ecdc nel suo Risk Assessment del 28 aprile – l’ipotesi attualmente più plausibile è che un cofattore che colpisce i bambini che stanno avendo un’infezione da adenovirus, che sarebbe lieve in circostanze normali, scateni un’infezione più grave o un danno epatico immuno-mediato. Altre cause sono ancora in corso di indagine e non sono state escluse“.
Il 5 aprile 2022 il Regno Unito ha notificato un aumento nel numero di casi di epatite in bambini precedentemente sani sotto i 10 anni. Il 12 aprile, il Regno Unito ha riportato che, oltre ai casi riportati in Scozia, erano stati identificati circa 61 casi sotto indagine in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, la maggior parte di età compresa tra 2 e 5 anni. Il 14 aprile, la Scozia ha riportato 13 casi sotto indagine di cui due coppie con link epidemiologici.
La presentazione clinica dei casi nel Regno Unito era di epatite acuta grave con aumento delle transaminasi (AST/ALT) superiore a 500 IU/L e in molti casi ittero. Nelle settimane precedenti, alcuni casi avevano presentato sintomi gastro-intestinali tra cui dolore addominale, diarrea e vomito. La maggior parte dei casi non ha presentato febbre. Alcuni casi hanno usufruito di cure specialistiche in unità epatologiche pediatriche e alcuni di questi hanno ricevuto un trapianto di fegato. Al 20 aprile 111 casi sono stati riportati in UK, e al 27 aprile approssimativamente 55 casi probabili e confermati sono stati riportati da 12 paesi europei. Ulteriori 12 casi sono stati riportati dagli Usa, 12 da Israele e uno dal Giappone.
Al momento non ci sono elementi che suggeriscano una connessione tra la malattia e la vaccinazione, e anzi diverse considerazioni porterebbero ad escluderla.
Al momento sono diverse le strutture dell’Istituto Superiore di Sanità che si sono attivate.