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29.10.2026

Pensioni, Salvini annuncia l’uscita a 64 anni dal 2027: “Superare la legge Fornero, tre anni di vita restituiti ai lavoratori”

di Redazione | 3 min di lettura

Il vicepremier e leader della Lega a Radio 24: "C'è l'accordo e ci sono i finanziamenti". La misura, secondo quanto annunciato, dovrebbe proseguire anche negli anni successivi. Mef e Inps al lavoro per quantificare i costi e individuare le coperture

Pensioni, Salvini annuncia l’uscita a 64 anni dal 2027: “Superare la legge Fornero, tre anni di vita restituiti ai lavoratori”
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Pensioni anticipate a 64 anni, tre anni prima rispetto ai 67 previsti per la pensione di vecchiaia dalla normativa attuale. È questo l’obiettivo indicato dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che torna a rilanciare il superamento della legge Fornero e annuncia un’intesa politica per introdurre una nuova possibilità di uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Intervenendo ai microfoni di Radio 24, il leader della Lega ha illustrato la proposta che, nelle sue intenzioni, dovrebbe entrare in vigore dal 2027 e proseguire negli anni successivi.

Pensioni a 64 anni, Salvini: “La priorità è superare la legge Fornero”

“La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero, quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67 previsti dalla Fornero. Non solo nel 2027 ma anche nel 2028, 2029 e a seguire”.

Con queste parole Salvini rivendica l’impegno della Lega sulla flessibilità pensionistica, presentando la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni come una delle principali misure da inserire nella prossima manovra economica.

L’obiettivo dichiarato è consentire ai lavoratori che soddisferanno i requisiti previsti dalla futura normativa di anticipare il pensionamento, senza attendere il raggiungimento dei 67 anni.

“C’è l’accordo e ci sono i finanziamenti”: Mef e Inps al lavoro sui costi

Il vicepremier ha assicurato che sarebbe stata raggiunta un’intesa politica sulla misura, precisando tuttavia che sono ancora in corso le valutazioni economiche necessarie per definirne l’attuazione.

“C’è l’accordo e ci sono i finanziamenti”, ha dichiarato Salvini. “Sono fiducioso nel riuscire a mantenere un impegno che la Lega ha preso già diversi anni fa e nelle scorse leggi di bilancio, per altri problemi, non siamo riusciti a portare a casa”.

Il ministro ha quindi spiegato che il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Inps stanno stimando il costo dell’intervento, esprimendo fiducia sulla possibilità di individuare le risorse necessarie.

“Sicuramente ci sarà la copertura necessaria per permettere a chi ha versato i contributi di riavere indietro almeno i suoi contributi. Penso che sia una norma di civiltà”.

Pensioni e ricambio generazionale: “Liberare posti di lavoro per i giovani”

Secondo Salvini, l’anticipo dell’età pensionabile rappresenterebbe anche uno strumento per favorire il ricambio generazionale nelle aziende. “Sessantasette anni ci mette in questo momento agli ultimi posti in Europa per anzianità di diritto pensionabile”, ha affermato il vicepremier.

“Con la norma che abbiamo proposto, e che conto arriverà domani in Consiglio dei Ministri, l’Italia tornerà un Paese più rispettoso dei suoi lavoratori e delle sue lavoratrici, lasciando liberi quei posti di lavoro per i giovani”.

Il leader della Lega collega dunque la riforma delle pensioni anche alle opportunità occupazionali per le nuove generazioni, sostenendo che l’uscita anticipata dei lavoratori più anziani potrebbe favorire nuovi ingressi nel mercato del lavoro.

“Non è un regalo dello Stato, sono contributi già versati”

Salvini ha infine respinto l’idea che il pensionamento anticipato debba essere considerato un beneficio concesso dallo Stato, sottolineando il ruolo dei contributi previdenziali accumulati durante la vita lavorativa.

“Sono soldi che i lavoratori hanno versato. La gente va in pensione recuperando quello che ha versato. Quindi non è un costo, non è un regalo, non è un omaggio, è semplicemente riprendersi indietro quello che i lavoratori hanno prestato negli anni allo Stato prima dei 67 anni, che mi sembra un’età assolutamente troppo elevata”.

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