ITALIA – Si celebra oggi primo maggio, tra cortei ed eventi ricchi di partecipazione, l’annuale Festa dei Lavoratori, data simbolica atta a ricordare l’importanza del diritto e della dignità del lavoratore. Eppure, se da una parte l’intero Paese sembra pronto a godersi un giorno all’insegna del riposo, viene spontaneo chiedersi: che cosa stiamo festeggiando? Abbiamo, davvero, raggiunto la completa dignità del lavoratore, se non delle generazioni passate almeno di quelle future?
Festa dei Lavoratori del primo maggio: l’Italia è ancora un paese per giovani?
La risposta a questo quesito risiede nel fenomeno della “fuga di cervelli“, per cui sempre più giovani italiani, indipendentemente dalla propria istruzione, decidono di lasciarsi il paese a forma di stivale alle spalle e di costruirsi una nuova vita all’estero. Le ragioni dietro queste vere e proprie “migrazioni” sono molteplici, e tutte più che fondate, come stipendi miseri, contratti al limite del precario e un’ormai sempre più estesa sensazione di immobilità sociale.
La fuga dall’Italia tuttavia è tutt’altro che un’emergenza recente, con dati preoccupanti emersi già all’inizio degli anni 2000 e che negli ultimi decenni non hanno fatto che aumentare in maniera esponenziale. Secondo quanto emerso dalle stime, infatti, dal 2014 ad oggi il numero di italiani che hanno lasciato il paese supera quella dei rientri di oltre 670 mila unità. Nello specifico a parlare chiaro sono gli ultimi dati resi noti sull’argomento, risalenti al 2024, che riportano il numero di ben 156 mila cittadini italiani costretti ad abbandonare la propria casa per una possibilità lavorativa. Di questo flusso fanno parte, per la maggior parte, giovani laureati tra i 25 e i 34 anni, con circa il 60% degli espatriati che non ha ancora compiuto nemmeno i quarant’anni d’età.
A diventare nuovi nidi per i giovani italiani sono per lo più i paesi dell’Europa occidentale, con il Regno Unito in vetta alla classifica (26,5%), seguito da Germania (21,2%) e Svizzera (13%). L’elenco è poi concluso da Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).
La fuga dal Bel Paese tra addii e nuove speranze
Cifre che non fanno che demarcare una problematica sempre più evidente all’interno del “Bel Paese”: lavorare non è più dignitoso, specie per i giovani. Ci troviamo infatti di fronte ad una vera e propria evasione, dello stesso genere di chi brama la libertà dall’interno di una prigione, solo che in questo caso ad essere “incarcerati” sono semplici giovani italiani. Cittadini che, nella sola speranza di una vita migliore, sono costretti a lasciarsi alle spalle le proprie famiglie e i propri legami.
La storia dietro il diritto del lavoratore è senz’altro da ricordare, e gli obiettivi raggiunti da festeggiare, ma è in giornate come queste che non ci è possibile sostare sulle glorie del passato. È oggi, infatti, che dovremmo concentrare il nostro sguardo verso il futuro, domandandoci cosa ce ne resta e in che modo possiamo rendere questa giornata una vera onorificenza al “diritto del lavoratore”



