Ai funerali di Salvatore Giglia, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha parlato dell’incendio e della possibile origine criminale del rogo
Oggi l’ultimo saluto a Salvatore Giglia, il giovane morto a causa delle gravi ustioni riportate nel tentativo di arginare il fuoco durante l’incendio divampato tre giorni fa alle porte di Ciminna.
Nel corso dell’omelia dei funerali, celebrati questo pomeriggio nella parrocchia Santa Maria Maddalena, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice ha ricordato il gesto compiuto da Salvatore e ha puntato il dito contro l’origine dolosa del rogo.
“Come vorremmo, cara Santina, caro Roberto, caro Natalino, cara Giovanna, parenti e amici tutti, tornare indietro, un attimo prima di quell’incendio che è partito, diabolicamente, lì dov’era Salvatore. Come vorremmo essere là un attimo prima che lui, travolto dalla sua intima bontà, dalla sua generosità, si buttasse nelle fiamme per salvare la casa di campagna, quel luogo caro e sacro della sua famiglia. Tornare a quell’istante, essere disposti anche ad accogliere la rabbia che ci suscita, ci aiuta anche a trovare il coraggio della verità: questo rogo non è una tragica fatalità, ma il frutto avvelenato di una mano criminale, vigliacca e dolosa, che continua a violentare e bruciare la nostra terra”.
Alla celebrazione erano presenti i familiari di Salvatore, il sindaco di Ciminna Vito Filippo Barone e numerosi sindaci della provincia. La chiesa era piena di persone accorse per stringersi attorno alla famiglia nel giorno dell’ultimo saluto.
“Chi appicca il fuoco per incuria, – ha aggiunto l’arcivescovo – per disprezzo del bene comune o logiche delinquenziali e parassitarie calpesta la sacralità della vita umana e si macchia di un delitto esecrabile”.