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12.05.2026

A 90 chilometri dalla Sicilia, Malta ha ospitato la finale d’Europa delle startup. E l’ha vinta un italiano

di Mirko Regalbuto

A Malta, due giorni di EU-Startups Summit con 2.500 partecipanti da tutto il continente. Il trofeo è andato ad AlterEcho, robotica per il farmaceutico guidata dall'italiano Marco Molinari

A 90 chilometri dalla Sicilia, Malta ha ospitato la finale d’Europa delle startup. E l’ha vinta un italiano
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Da Catania a Valletta, in linea d’aria, ci sono meno chilometri che da Catania a Roma. Da Pozzallo al porto della capitale maltese, meno di due ore di aliscafo. È un dettaglio geografico che racconta una cosa semplice: di là dal Canale di Sicilia non c’è solo un’altra isola, ma un Paese piccolo e dinamico che negli ultimi anni è diventato uno dei riferimenti europei per startup e innovazione. Una storia interessante da conoscere, soprattutto per noi che ne siamo i vicini di casa.

Il 7 e 8 maggio quel Paese ha ospitato la dodicesima edizione dell’EU-Startups Summit, il più importante appuntamento annuale dedicato alle startup early-stage del continente. Al Mediterranean Conference Centre, palazzo seicentesco affacciato sul Grand Harbour e sito Unesco, sono passati circa 2.500 partecipanti – fondatori, fondi di venture capital, business angel, corporate, media – provenienti da tutta Europa e oltre. Anche qualche siciliano, sparso fra gli espositori e in platea. Chi scrive era uno di loro.

La finale, in tre minuti

Il momento più atteso, come ogni anno, è la pitch competition: quindici startup selezionate fra oltre 1.600 candidature da tutta Europa, tre minuti a testa di pitch davanti a una giuria di investitori internazionali, in palio un pacchetto di premi che quest’anno ha superato il milione di euro. È il tipo di palcoscenico che può cambiare la traiettoria di un’azienda – i nomi che ne sono usciti negli anni scorsi sono finiti su Sifted, TechCrunch, e nei portafogli dei principali fondi europei.

L’8 maggio il trofeo è andato a AlterEcho, startup fondata nel 2025 con quartier generale a Copenhagen ma – questo il dettaglio che ai lettori italiani interessa – guidata da un italiano: Marco Molinari, ingegnere, co-fondatore e CEO, alle spalle un’esperienza in Novo Nordisk, il colosso danese del farmaco. Insieme a lui, il co-founder danese Soren Myhre Voss.

Cosa fa AlterEcho non è materia da slide colorate. La startup sta sviluppando un sistema di robotica a “remote embodiment” – letteralmente: incarnazione remota – applicato alle camere bianche dell’industria farmaceutica. In pratica: operatori specializzati che, con visori e controller, pilotano da fuori avatar robotici che eseguono le lavorazioni asettiche dentro gli ambienti sterili. Oggi quelle lavorazioni sono fatte da personale umano dentro isolatori, glove box e cappe a flusso laminare. Il problema è che la presenza umana è la principale fonte di contaminazione, e ogni evento di contaminazione costa cifre a sei zeri.

Mercato di destinazione: produzione di farmaci sterili, radiofarmaceutica, vaccini, terapie avanzate, preparati ospedalieri. Tutti settori in crescita strutturale, con margini elevati e barriere regolatorie alte. AlterEcho è già passata dall’acceleratore Techstars nel 2025 e ha ricevuto attenzione anche da Intesa Sanpaolo Innovation Center.

Il pacchetto premi: oltre un milione di euro

Vincere la pitch competition dell’EU-Startups Summit, nel 2026, significa portare a casa un pacchetto economico aggregato superiore al milione di euro. La parte cash arriva da una opportunità di investimento fino a 250.000 euro con Look AI Ventures, un fast-track all’investimento Techstars da 220.000 dollari, e fino a 434.000 euro aggiuntivi da Malta Venture Capital – questi ultimi condizionati alla disponibilità della startup vincitrice ad aprire una sussidiaria sull’isola o a valutare un trasferimento.

A questi si sommano: crediti cloud IONOS fino a 100.000 euro, una borsa Draper University da 24.000 dollari valida per la Silicon Valley, e un pacchetto consistente di crediti software (Notion, HubSpot, JetBrains, D-ID, Make, LUA AI) per altre decine di migliaia di euro. È un kit di sopravvivenza per i prossimi diciotto mesi di crescita aziendale.

Da notare il vincolo Malta Venture Capital: i 434.000 euro più ricchi del pacchetto scattano solo se vincitore valuta seriamente di mettere radici sull’isola. Una clausola dichiaratamente promozionale, che racconta meglio di mille slide cosa Malta sta cercando di costruire.

Cosa possiamo imparare dal modello Malta

C’è una cosa che colpisce, attraversando il summit con gli occhi di chi viene dalla Sicilia: la regia istituzionale dietro l’evento è visibile, coordinata, costante. Malta – 530.000 abitanti, all’incirca quanto la provincia di Ragusa – ha trasformato un appuntamento annuale in un magnete che attrae 2.500 founder europei, ottanta speaker internazionali, 75 booth espositivi. E lo fa con una squadra coesa: Malta Enterprise, l’agenzia di sviluppo economico, è sponsor principale; Malta Venture Capital mette i soldi del premio; il governo offre incentivi a chi si insedia. Il risultato è che il summit, nato a Barcellona, ha trovato qui una casa stabile – e una startup vincitrice come AlterEcho ora valuta seriamente di aprire una sussidiaria sull’isola.

La buona notizia è che la Sicilia parte con basi straordinarie. Clima, mare, posizione baricentrica nel Mediterraneo, status di insularità europea, Zona Economica Speciale, l’aeroporto di Catania che cresce anno dopo anno, università di lunga tradizione, una popolazione dieci volte quella maltese e un bacino di talenti tecnici e scientifici che non ha nulla da invidiare. Sul territorio, peraltro, qualcosa si muove già: incubatori universitari, contamination lab, iniziative locali come quelle del Distretto Etna Valley, fondi regionali per l’innovazione, founder siciliani che cominciano a farsi notare nei radar nazionali. Le fondamenta ci sono.

Il salto di scala – quello che porta da un’iniziativa locale meritevole a un appuntamento europeo riconosciuto – è una questione di metodo più che di risorse: identificare un settore di specializzazione (turismo tech, agritech, blue economy, energie rinnovabili sono tutti settori in cui la Sicilia può davvero giocare un ruolo), costruire un evento annuale che diventi punto di riferimento, mettere intorno allo stesso tavolo agenzie di sviluppo, fondi pubblici e privati, università, corporate, e lavorare con costanza per portare in città i nomi giusti. Malta ci ha messo dodici anni di lavoro paziente. È una traiettoria lunga ma percorribile, e i prossimi dodici sono ancora tutti davanti.

Eventi come l’EU-Startups Summit meriterebbero più attenzione anche dai media e dai cittadini siciliani: non solo perché raccontano dove sta andando l’Europa, ma perché ci ricordano che l’innovazione, oggi, è un settore economico vero – con investimenti, posti di lavoro qualificati, ricadute sul territorio. Apprezzare di più le startup, raccontarle, supportare chi prova a costruirle: è il primo passo per creare l’humus culturale da cui poi nascono, in modo organico, anche gli eventi e le infrastrutture che oggi guardiamo con ammirazione altrove.

Un italiano sul tetto d’Europa

A Valletta, di italiani, ce n’erano molti. Founder, investitori, qualche fondo. Il vincitore, Molinari, è italiano – e questa è una notizia di cui andare fieri. Il suo quartier generale è a Copenhagen, è vero, e il suo percorso lo ha portato a passare da Techstars negli Stati Uniti. Ma è anche la dimostrazione che il talento italiano sa competere e vincere ai massimi livelli internazionali, e che storie come la sua possono diventare ispirazione per chi, da Catania o Palermo, sta pensando di lanciarsi nella propria avventura imprenditoriale.

L’EU-Startups Summit 2026 si è chiuso venerdì sera con un party sulla terrazza del Mediterranean Conference Centre, vista Grand Harbour. Da quella terrazza, nelle giornate limpide, si vede il profilo della Sicilia all’orizzonte. Una vista che, più che farci sentire lontani, dovrebbe ricordarci quanto siamo vicini – e quanto, da qui, si possa cominciare a costruire.

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