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15.05.2026

Mafia tra Siracusano e Catanese, confiscati beni per 3 milioni al boss Giuliano

di Redazione | 1 min di lettura

Maxi confisca della Dia di Catania

Mafia tra Siracusano e Catanese, confiscati beni per 3 milioni al boss Giuliano
Indice

La Direzione investigativa antimafia di Catania ha confiscato beni per un valore stimato di circa 3 milioni di euro a Salvatore Giuliano, ritenuto dagli investigatori il capo dell’omonimo clan mafioso attivo nel Siracusano tra Pachino e Portopalo di Capo Passero.

Secondo gli inquirenti, il gruppo criminale sarebbe storicamente alleato con la cosca catanese dei Cappello.

Il provvedimento del Tribunale

La misura è stata emessa dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Catania, che ha accolto la proposta avanzata dalla Procura etnea e dalla Direzione investigativa antimafia.

Alla base del provvedimento ci sono gli approfondimenti investigativi condotti dal centro operativo della Dia di Catania.

“Capo indiscusso del clan”

Secondo la Procura, Salvatore Giuliano avrebbe iniziato la propria carriera criminale in giovane età, scalando progressivamente i vertici dell’organizzazione fino a diventare il leader del clan.

Gli investigatori descrivono la sua figura come caratterizzata da una “spiccata caratura criminale” e da una elevata pericolosità sociale.

Nel corso degli anni sarebbe stato coinvolto in numerosi reati, tra cui associazione mafiosa, estorsioni e delitti contro il patrimonio.

I legami con la cosca Cappello

Le indagini dell’operazione “Araba Fenice”, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, avrebbero documentato i rapporti tra il clan Giuliano e i vertici della cosca mafiosa dei Cappello.

Proprio nell’ambito di quell’inchiesta, Salvatore Giuliano era stato condannato dal Tribunale di Siracusa, il 17 gennaio 2022, a 24 anni di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione.

Sequestrate aziende, immobili e conti correnti

La confisca eseguita dalla Dia rappresenta l’evoluzione del sequestro di prevenzione effettuato nel novembre del 2024.

Il provvedimento riguarda due società operanti nel settore agricolo, 15 immobili tra terreni e fabbricati, oltre a rapporti bancari e postali con disponibilità superiori ai mille euro.

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