“Occupazione militare” degli ospedali e onoranze funebri “violente” nel Catanese: NOMI, VIDEO e FOTO dell’operazione Requiem

“Occupazione militare” degli ospedali e onoranze funebri “violente” nel Catanese: NOMI, VIDEO e FOTO dell’operazione Requiem

CALTAGIRONE – Su disposizione della Procura della Repubblica, nelle prime ore del mattino nel comune di Caltagirone (CT), oltre 50 carabinieri del comando provinciale di Catania, supportati dalla compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia” e del 12° NEC di Catania, hanno dato esecuzione a una misura cautelare emessa nei confronti di 9 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di illecita concorrenza con minaccia o violenza, violazioni di sepolcro, furti aggravati, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, minaccia, interruzione di un ufficio o servizio pubblico, nonché di minaccia a pubblico ufficiale ed istigazione alla corruzione.

Il provvedimento trae origine da un’indagine condotta dal marzo 2019 al mese di marzo 2020 dai carabinieri della compagnia di Caltagirone che, partendo dalle denunce presentate dal rappresentante di una concorrente ditta di onoranze funebri del luogo, mediante attività tecniche e dinamiche, nonché acquisizioni documentali ed escussione dei vertici sanitari dell’ospedale, ha consentito di svelare l’esistenza di un’associazione a delinquere dedita alla commissione di vari reati finalizzati alla gestione in via esclusiva dei servizi funebri e al trasporto di pazienti non deambulanti.


Il  gruppo criminale aveva il suo centro logistico all’interno dell’ospedale Gravina e Santo Pietro di Caltagirone, oggetto di vera e propria “occupazione militare” da parte dei sodali che non esitavano a minacciare e aggredire, anche fisicamente, il personale sanitario impegnato a far rispettare le norme di sicurezza all’interno del nosocomio anche all’inizio dell’emergenza derivante dalla pandemia da Covid.

Uno dei soggetti colpiti dall’odierna misura ha addirittura minacciato di morte e aggredito un infermiere con funzioni di capo sala del Pronto Soccorso, ritenuto colpevole soltanto di aver cercato di far rispettare gli appositi protocolli emanati dalla Direzione Sanitaria in costanza dell’evento epidemiologico, concernenti, tra l’altro, l’interdizione all’accesso indiscriminato all’interno dei locali del Reparto.

L’attività d’indagine ha permesso anche di accertare come, con violenza o minaccia, gli appartenenti all’associazione – col supporto operativo di alcuni operatori, a vario titolo inquadrati, in servizio nel predetto ospedale – compissero atti di concorrenza illecita verso altre imprese operanti nel settore delle onoranze funebri. Le azioni violente consistevano in danneggiamenti di arredi funerari di ditte concorrenti posti a ornamento della sala mortuaria, nei furti di parti di essi, nonché nell’appropriazione dei talloncini identificativi collocati sulle salme (in un’occasione lo stesso talloncino veniva strappato addirittura da un piccolo feto), sempre al fine di assicurare per sé il rintraccio dei parenti ai quali proporsi per le onoranze funebri e, al contempo, per evitare che altri concorrenti nel settore potessero entrare in possesso delle informazioni anagrafiche lì contenute.

Numerose sono state le violazioni perpetrate all’interno delle camere mortuarie, nel corso delle quali, con vere e proprie perquisizioni delle salme e minuziose ricerche, gli appartenenti all’associazione si sono appropriati di monili, oggetti preziosi o semplici coroncine del rosario posizionate tra le mani dei defunti.

L’indagine ha consentito altresì di accertare un episodio di istigazione alla corruzione che ha coinvolto un operatore in servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale, il quale avrebbe sollecitato un appartenente all’associazione a delinquere alla concessione di una somma di denaro come controprestazione per la segnalazione di un paziente non deambulante che necessitava di trasporto in ambulanza.

Le persone destinatarie di misura cautelare sono:

a) In carcere:
Paolo Agnello, nato a Caltagirone (CT), 57 anni;
Massimiliano Indigeno, nato a Caltagirone, 46 anni;
Alfredo Renda, nato a Caltagirone, 68 anni;
Davide Annaloro, nato a Torino, 46 anni.

b) Agli arresti domiciliari:
Alberto Agnello, nato a Caltagirone, 55 anni.

c) Dell’obbligo di dimora con permanenza domiciliare dalle ore 22 alle 6 e dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria:
Giuseppe Milazzo, nato a Caltagirone, 62 anni;
Massimo Gulizia, nato a Caltagirone, 54 anni.

d) Dell’obbligo di dimora:
Raffaele Sciacca, nato a Caltagirone, 44 anni;
Vito Pappalardo, nato a Caltagirone, 6o anni.

Ecco foto e video relative all’operazione.

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