Il tribunale di Catania avrebbe confermato, da parte dell'amianto, il "ruolo concausale determinante nell'insorgenza del mesotelioma"
L’esposizione ad un’alta quantità di cancerogeno, prima come membro dell’esercito e dopo all’interno dei vigili del fuoco, sarebbe stata la causa dietro la morte di un 72enne catanese, avvenuta nel dicembre del 2019. È questo il verdetto reso noto dall’Osservatorio nazionale amianto, responsabile della difesa legale di una vedova.
Sulla base dei recenti risvolti, infatti, si è scelto di rendere nota la sentenza pubblicata lo scorso 29 aprile, all’interno della quale i giudici designavano il 72enne come una vittima del dovere e condannavano i ministeri della difesa e dell’interno al pagamento dei benefici alla ricorrente. La nota infatti, nello specifico, recita:
“Prima l’esposizione all’amianto durante il servizio militare nell’Esercito, poi quella subita nei quasi quarant’anni trascorsi nei Vigili del fuoco.
Una doppia esposizione al cancerogeno che, secondo il Tribunale di Catania, ha contribuito in maniera determinante all’insorgenza del mesotelioma pleurico che ha provocato la morte, il 16 dicembre del 2019, di un catanese di 72 anni”.
Secondo l’Osservatorio, infatti, le due amministrazioni hanno impugnato la sentenza che “aveva riconosciuto il nesso tra l’esposizione all’amianto subita durante il servizio nell’Esercito e nei Vigili del fuoco e il mesotelioma che ne ha causato la morte”.
All’interno della nota poi viene spiegato che il tribunale ha “riconosciuto che l’amianto respirato durante le attività di servizio ha avuto almeno un ruolo concausale determinante nell’insorgenza del mesotelioma, rilevando inoltre l’assenza di fattori estranei all’attività o all’ambiente lavorativo che, da soli, potessero spiegare la malattia”. Nella decisione “emerge anche il tema della mancata prevenzione”.
A venir evidenziato poi anche come “le amministrazioni non hanno dimostrato di aver adottato adeguate e sufficienti misure contro il rischio amianto, come sistemi di aspirazione o specifici dispositivi di protezione personale”.
Un’ultima dichiarazione è poi arrivata dall’avvocato che ha rappresentato la vedova, il presidente dell’osservatorio nazionale amianto Ezio Bonanni, che ha concluso:
“Dietro ogni causa ci sono vite distrutte e famiglie che hanno già pagato un prezzo altissimo. E quando a essere colpito è un uomo che ha speso la propria vita al servizio dello Stato, continuare ad opporsi al riconoscimento dei suoi diritti significa infliggere alla sua famiglia un’ulteriore sofferenza“.