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07.07.2026

Crisi SIE, la CISAL lancia l’allarme: “Mai un solo lavoratore dovrà pagare il prezzo di questa crisi”

di Redazione | 3 min di lettura

Dopo la risoluzione del contratto deliberata dall'ATI di Catania, il sindacato chiede garanzie immediate su occupazione, investimenti e continuità del servizio idrico

Crisi SIE, la CISAL lancia l’allarme: “Mai un solo lavoratore dovrà pagare il prezzo di questa crisi”
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La decisione è ormai assunta. L’Assemblea Territoriale Idrica (ATI) di Catania ha approvato, lo scorso 30 giugno 2026, con una larghissima maggioranza pari all’83,4% dei sindaci, la risoluzione del contratto con SIE – Servizi Idrici Etnei per gravi inadempienze contrattuali.

Per la CISAL, però, la vicenda non può concludersi con un atto amministrativo. Adesso inizia la fase più delicata: quella della tutela dei lavoratori, della salvaguardia del servizio pubblico e della difesa degli investimenti destinati al territorio.

“Prendiamo atto della scelta politica e amministrativa che pone fine a una gestione fortemente contestata – affermano il segretario confederale CISAL Giovanni Lo Schiavo e il segretario provinciale FederEnergia CISAL Pietro Scalia – ma la nostra priorità assoluta è garantire il futuro occupazionale di tutti i lavoratori che, nonostante le enormi difficoltà di questi anni, hanno assicurato ogni giorno un servizio essenziale ai cittadini”.

Un territorio fragile che non può permettersi nuovi errori

Per il sindacato, la conclusione dell’esperienza SIE apre una fase di straordinaria complessità per l’intera provincia di Catania, un territorio che comprende 58 Comuni, caratterizzato da profonde differenze infrastrutturali tra l’area metropolitana e le zone interne, come il Calatino.

A preoccupare sono soprattutto tre elementi:

  • una rete idrica che disperde oltre il 50% dell’acqua immessa, con infrastrutture ormai al collasso;
  • il concreto rischio di perdere milioni di euro di fondi europei e PNRR, indispensabili per l’ammodernamento della rete;
  • una forza lavoro frammentata, composta da personale proveniente dalle ex gestioni comunali e dai diversi sub-affidamenti, che oggi rischia di pagare conseguenze non imputabili ai lavoratori.

“La transizione verso il nuovo modello gestionale – sottolineano Lo Schiavo e Scalia – dovrà partire proprio dalla tutela di chi ha garantito il servizio in questi anni. Nessuno dovrà essere lasciato indietro”.

Le tre condizioni non negoziabili della CISAL

Il sindacato richiama la normativa nazionale che, dalla Legge Galli al Codice dell’Ambiente, prevede il superamento della frammentazione gestionale attraverso un Gestore Unico per ciascun Ambito Territoriale Ottimale, nel rispetto dello spirito espresso dal referendum del 2011 sull’acqua pubblica.

Alla luce di questo scenario, la CISAL pone tre richieste precise all’ATI di Catania e ai sindaci del territorio.

1. Clausola sociale senza deroghe

Il sindacato chiede il passaggio diretto e immediato di tutto il personale al futuro gestore, qualunque sia la forma giuridica che verrà individuata.

“Nessun posto di lavoro dovrà essere perso. Nessun lavoratore dovrà subire riduzioni salariali, arretramenti professionali o disparità di trattamento rispetto ai colleghi provenienti dalle diverse gestioni”.

2. Difesa degli investimenti e delle competenze

Per la CISAL, mettere in sicurezza i finanziamenti del PNRR e dell’Unione Europea significa garantire non solo il futuro della rete idrica, ma anche quello dei lavoratori.

“Chi opera oggi nel settore possiede competenze altamente specializzate che rappresentano un patrimonio da preservare. Perdere le risorse destinate alle infrastrutture significherebbe compromettere sia il servizio ai cittadini sia le prospettive occupazionali dell’intero comparto”.

3. Tavolo permanente di confronto

Infine, il sindacato chiede l’immediata apertura di un tavolo di concertazione tra ATI e organizzazioni sindacali.

“L’83,4% dei sindaci ha assunto una scelta importante sulla gestione del servizio. Ora serve lo stesso senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori. Chiediamo un confronto permanente che accompagni ogni fase della liquidazione e della transizione verso il nuovo gestore”.

“Difenderemo lavoro, acqua pubblica e cittadini”

“Ci siamo battuti e continueremo a batterci – concludono Giovanni Lo Schiavo e Pietro Scalia – per blindare i diritti dei lavoratori durante il passaggio di gestione e per garantire ai cittadini un servizio idrico finalmente moderno, efficiente e trasparente. Il nostro obiettivo è consegnare alla provincia di Catania una gestione dell’acqua pubblica capace di coniugare qualità del servizio, tutela dell’occupazione e sviluppo del territorio”.

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