USB, COBAS, CUB e FISI annunciano la mobilitazione contro l'aumento del costo della vita e le spese militari. Conferenza stampa oggi, 27 ottobre, alle 10 in piazza Stesicoro. Venerdì concentramento alle 9.30 al porto di Catania
Sciopero generale venerdì 30 ottobre 2026 anche a Catania, dove le organizzazioni sindacali USB, COBAS, CUB e FISI scenderanno in piazza per protestare contro guerra, riarmo, carovita e peggioramento delle condizioni economiche e sociali.
La mobilitazione sarà presentata ufficialmente nel corso di una conferenza stampa in programma oggi, martedì 27 ottobre, alle ore 10 in piazza Stesicoro.
Per la giornata dello sciopero, invece, l’appuntamento è fissato alle ore 9.30 al porto di Catania, punto di ritrovo della manifestazione.
Al centro della protesta c’è quella che le organizzazioni sindacali definiscono una fase di “impoverimento strutturale”, caratterizzata dall’aumento dei prezzi e dal peggioramento delle condizioni di vita di milioni di cittadini.
Secondo i promotori dello sciopero, sempre più persone devono affrontare situazioni di difficoltà economica, condizioni di sfruttamento lavorativo e carenze nei servizi pubblici essenziali. Una situazione che, sostengono, riguarda direttamente anche Catania, dove il costo dell’energia, dei beni di prima necessità e degli affitti pesa sui bilanci delle famiglie.
I sindacati denunciano inoltre l’insufficienza delle politiche di sostegno al reddito, le difficoltà nell’accesso alla casa e allo studio, le condizioni degli edifici scolastici, le inefficienze del trasporto pubblico e le lunghe liste d’attesa nella sanità.
Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda le politiche di riarmo e gli investimenti nel settore degli armamenti.
Secondo USB, COBAS, CUB e FISI, l’aumento delle spese militari rischia di sottrarre risorse ai servizi pubblici, ai salari e alle misure necessarie per contrastare il carovita. Le organizzazioni sindacali contestano le attuali scelte di politica economica e chiedono che la spesa pubblica venga destinata prioritariamente al miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.
Tra le richieste figurano l’aumento dei salari, il sostegno al reddito, il potenziamento della sanità e dei trasporti pubblici e maggiori investimenti per il diritto alla casa e allo studio.
Lo sciopero si inserisce anche nel quadro della mobilitazione internazionale contro il trasporto di armamenti e i conflitti in corso.
I promotori dichiarano di aver raccolto l’appello lanciato dai lavoratori portuali di 100 porti, distribuiti in 17 Paesi e quattro continenti, per opporsi al transito di armi e a quella che denunciano come una complicità con i crimini di guerra israeliani. L’iniziativa, inizialmente sostenuta da USB, ha ricevuto anche l’adesione di COBAS, CUB e FISI.
“Nessun porto per il genocidio, nessun finanziamento per la guerra”, è uno degli slogan rilanciati dalle organizzazioni sindacali, che richiamano i principi della Costituzione italiana.
La manifestazione catanese si svolgerà in contemporanea con le iniziative annunciate in numerose altre città italiane.
I sindacati ribadiscono la necessità di destinare maggiori risorse ai bisogni sociali, sostenendo che le politiche pubbliche debbano contribuire a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che incidono sulla vita quotidiana delle persone.
La mobilitazione si svolgerà sotto lo slogan “Guerra e crisi non le paghiamo!“, scelto da USB, COBAS, CUB e FISI per riassumere le ragioni della protesta.