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25.02.2020

Catania, operazione “Thor”: la mafia dei Santapaola-Ercolano dietro 23 omicidi, i NOMI dei responsabili

di Redazione
Catania, operazione “Thor”: la mafia dei Santapaola-Ercolano dietro 23 omicidi, i NOMI dei responsabili

CATANIA – Su delega di questa Procura Distrettuale, i Carabinieri del ROS hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 23 appartenenti alla famiglia Santapaola-Ercolano.

Il provvedimento è scaturito da articolata attività d’indagine avente ad oggetto 23 omicidi (tra cui un triplice omicidio, due duplici omicidi e complessivi 3 casi di lupara bianca), commessi tra la fine degli anni ’80 e il settembre 2007.

L’indagine, denominata Thor, è stata avviata nell’aprile del 2018, all’indomani della collaborazione con la giustizia di Francesco Squillaci, già uomo d’onore della famiglia Santapaola-Ercolano, le cui propagazioni hanno consentito di riscontrare quelle rese nel tempo da Maurizio Avola, Umberto Di Fazio, Natale Di Raimondo, Fortunato Indelicato, Santo La Causa, Ferdinando Maccarone, Fabrizio Nizza, Giuseppe Raffa e Claudio Severino Samperi, fino a quel momento rimaste prive di riscontri.

I soggetti colpiti da provvedimento sono:

  • Alfio Adornetto, nato a Misterbianco (CT), 49enne;
  • Santo Battaglia, nato a Catania, il 59enne, detenuto per altra causa;
  • Filippo Branicforte, nato a Catania, 56enne, detenuto per altra causa;
  • Enrico Caruso, nato a Venezia, 65enne;
  • Giovanni Cavallaro, nato a Catania, 48enne, detenuto per altra causa;
  • Giuseppe Cocuzza, nato a Leonforte (EN), 57enne, detenuto per altra causa;
  • Nunzio Cocuzza, nato a Leonforte (EN), 54enne, detenuto per altra causa;
  • Orazio Benedetto Cocimano, nato a Catania, 56enne, detenuto per altra causa;
  • Francesco Di Grazia, nato a Catania, 54enne, detenuto per altra causa;
  • Aldo Ercolano, nato a Catania, 60enne, detenuto per altra causa;
  • Natale Salvatore Fascetto, nato a Catania, 50enne, detenuto per altra causa;
  • Natale Ivan Filloramo, nato a Catania, 46enne, detenuto per altra causa;
  • Francesco Maccarone, nato a Catania, 59enne, detenuto per altra causa;
  • Angelo Marcello Magrì, nato a Catania, 50enne, detenuto per altra causa;
  • Orazio Magrì, nato a Catania, 49enne, detenuto per altra causa;
  • Sebastiano Nardo, nato a Lentini (SR), 79enne, detenuto per altra causa;
  • Cesare Natale Patti, nato a Catania, 62enne, detenuto per altra causa;
  • Aurelio Quattroluni, nato a Catania, 60enne;
  • Vincenzo Santapaola (fu Salvatore), nato a Catania, 64enne, detenuto per altra causa;
  • Vincenzo Salvatore Santapaola (di Benedetto), nato a Catania, 51enne, detenuto per altra causa;
  • Giuseppe Squillaci, nato a Catania, 74enne, detenuto per altra causa;
  • Nicolò Roberto Natale Squillaci, nato a Catania, 50enne, detenuto per altra causa;
  • Nunzio Zuccaro, nato a Catania, 58enne.

Le vicende omicidiarie oggetto del provvedimento cautelare sono le seguenti:

  • Omicidio di Angelo Santapaola e Nicola Sedici, commessi a Catania il 26/9/2007: sono chiamati a risponderne Vincenzo Salvatore Santapaola, Orazio Magrì e Natale Ivan Filloramo. Il fatto è stato oggetto di giudizio nell’ambito del procedimento Iblis, limitatamente alle posizioni di Vincenzo Maria Aiello e Salvatore Di Bennardo, il primo direttamente coinvolto nella vicenda omicidiaria e condannato in via definitiva all’ergastolo e il secondo responsabile di favoreggiamento personale. Nell’ambito del presente procedimento, invece, sono stati acquisiti elementi certi sulla riconducibilità del delitto in capo a Vincenzo Salvatore Santapaola, figlio di Nitto, in quel periodo a capo della famiglia (preoccupato dall’ingombrante presenza di Angelo Santapaola, della sua autonoma operatività e dei rapporti diretti e privilegiati con cosa nostra palermitana), e nei confronti di Orazio Magrì, quale esecutore materiale del duplice delitto e di Natale Filloramo quale coautore;
  • omicidio di Roberto Pistone, commesso a Catania l’8/5/1992: sono chiamati a risponderne Aurelio Quattroluni e Francesco Di Grazia. L’omicidio va ascritto al conflitto tra i Mazzei, intesi carcagnusi, e i cursoti. In detta vicenda, i Santapaola-Ercolano agirono nell’interesse dei primi, essendo Pistone un cursoto;
  • omicidio di Santo Nunzio Tomaselli, commesso in Catania il 2/3/1992: sono chiamati a risponderne Natale Salvatore Fascetto, Francesco Maccarrone e Filippo Branciforte. La vittima era affiliata ai cursoti e l’omicidio va ascritto al conflitto tra questi ultimi e i Mazzei, intesi carcagnusi, con i primi appoggiati dai Santapaola- Ercolano;
  •  omicidio di Sebastiano Villa, commesso in Catania il 12/2/1992: sono chiamati a risponderne Francesco Maccarrone e Filippo Branciforte. Non sono emerse le ragioni dei contrasti tra la vittima e Filippo Branciforte, che volle l’omicidio;
  •  omicidio di Carmelo Bonanno, commesso a Catania il 30/12/1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Francesco Mccarrone. La vittima, appartenente ai cursoti, aveva frizioni con i fratelli Maccarrone, i quali ne chiesero l’omicidio che, dunque, passò per fatto ascrivibile allo scontro in atto tra i cursoti ed i Mazzei, benché maturato in ambiti privati;
  •  omicidio di Rosario La Spina, commesso a Ragalna il 23/6/1992: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Santo Battaglia. Trattasi di caso di  lupara bianca. L’omicidio fu voluto da Battaglia, che riteneva la vittima inaffidabile, sospettandola di essere autore di confidenze alle FF.PP.;
  •  omicidio di Francesco Lo Moro, di anni 20, commesso a Motta Sant’Anastasia il 7/6/1994: è chiamato a risponderne Francesco Di Grazia. Le ragioni dell’omicidio vanno ricercate nel fatto che la vittima era considerata responsabile di una rapina a un distributore dell’uomo d’onore Marcello D’Agata. Peraltro suo padre era ritenuto affiliato al clan Cappello, assetto in contrasto con la famiglia Santapaola – Ercolano;
  •  omicidio di Angelo Bertolo, commesso a Catania l’1/7/1994: sono chiamati a risponderne Nunzio Cocuzza e Nunzio Zuccaro. L’omicidio ha una duplice causale: il fratello della vittima aveva avuto una lite con Giuseppe Di Giacomo, reggente del clan Laudani, ed era ritenuto legato al clan Cappello che la vittima, dal canto suo, aveva pubblicamente indicato come più importante della famiglia Santapaola – Ercolano;
  •  omicidio di Antonio Maugeri, commesso a Belpasso il 19/9/1996: è chiamato a risponderne Angelo Marcello Magrì. La vittima, forte del rapporto con il gruppo dei  Tuppi di Misterbianco, era in disaccordo con gli Squillaci di Piano Tavola, a richiesta dei quali Magrì consumò materialmente il delitto;
  • omicidio di Cirino Catalano, Salvatore Motta e Salvatore Sambasile, commesso a Lentini il 10/4/1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci,  Francesco Maccarrone, Nunzio Cocuzza e Sebastiano Nardo. Si tratta di delitto commesso nell’interesse e a richiesta del gruppo Nardo di Lentini. Catalano e Motta, però, risultano estranei agli assetti mafiosi e, dunque, rimasero accidentalmente vittime del delitto;
  •  omicidio di Nicola Cirincione, commesso a Camporotondo Etneo il 4/10/1990: sono chiamati a risponderne Aldo Ercolano, Giuseppe Squillaci, Francesco Di Grazia, Enrico  Caruso e  Francesco Maccarrone. La vittima apparteneva alla famiglia Santapaola – Ercolano e venne uccisa perché ritenuta inaffidabile in quanto tossicodipendente;
  • omicidio di Salvatore Montauro, a Belpasso il 10/7/1991: è chiamato a risponderne Francesco Di Grazia. È un caso di lupara bianca ascrivibile al timore che la vittima, vicino ai Cappello, potesse compiere omicidi in pregiudizio dei Santapaola;
  •  omicidio di Antonino Paratore, commesso a Catania il 24/5/1991: sono chiamati a risponderne Giuseppe Squillaci e Francesco Maccarrone. Paratore, affiliato alla famiglia Santapaola – Ercolano, venne ucciso perché accusato di trattene per sé i proventi delle attività estorsive e di gestire in modo autonomo il traffico di stupefacenti;
  •  omicidio di Giovanni Tomaselli, commesso in Catania il 24/5/1995: sono chiamati a risponderne Giuseppe Cocuzza e Cesare Natale Patti. La vittima, affiliata al clan Cappello, aveva ostacolato l’attività estorsiva dei Santapaola – Ercolano;
  • omicidio di Agatino Zammataro, commesso a Catania il 20/11/1996: sono chiamati a rispondere  Filippo Branciforte, Angelo Marcello Magrì e Giovanni Cavallaro. Agatino Zammataro suocero di Magrì, venne ucciso per volontà di quest’ultimo e per dissidi di carattere familiare;
  • omicidio di Calabrese Salvatore e Gabriele Prestifilippo Cirimbolo, commesso a Catania il 3/12/1992: sono chiamati a risponderne  Filippo Branciforte e  Natale Salvatore Fascetto. L’omicidio venne eseguito a richiesta delle famiglie mafiose dell’ennese che mal sopportavano l’autonomia criminale dei due giovani;
  • omicidio di Vito Bonanno, commesso a Catania il 19/10/1995: sono chiamati a risponderne Vincenzo Santapaola (nipote di Nitto) e Orazio Benedetto Cocimano. L’omicidio avvenne nell’ambito dello scontro tra la famiglia SANTAPAOLA – ERCOLANO ed elementi del disciolto clan del malpassoto, con la prima decisa ad eliminare coloro che non ne riconoscevano la supremazia;
  • omicidio di Pietro Grasso, commesso a Belpasso il 22/7/1989: sono chiamati a risponderne Nicolò Roberto Natale Squillaci e Francesco Maccarrone. La vittima apparteneva al clan dei  Tuppi di Misterbianco e l’omicidio si inquadra nei contrasti tra detta associazione mafiosa e il clan retto, all’epoca, da Giuseppe Pulvirenti, inteso u malpassoto;
  • omicidio di Giuseppe Torre di anni venti, commesso a Misterbianco il 16/2/1992: è chiamato a risponderne Alfio Adornetto. L’omicidio avvenne a opera del clan del malpassoto perché tramite il ragazzo, figlio della compagna di Gaetano Nicotra del clan dei Tuppi di Misterbianco, contrapposto al primo, si voleva rintracciare il Nicotra, che si era reso irreperibile e ucciderlo. Il ragazzo, che non era a conoscenza di alcuna informazione utile fu interrogato, torturato e ucciso, per poi bruciare il cadavere con il metodo dei “copertoni”;
  • omicidio di Luigi Abate, commesso a Catania il 2/1/1992: sono chiamati a risponderne Aurelio Quattroluni e Francesco Di Grazia. La vittima era ritenuta responsabile di furti di mezzi d’opera in relazione ai quali cosa nostra fu richiesta di intervenire;
  • omicidio di Antonio Furnò, commesso a Valcorrente il 13/9/1990: sono chiamati a risponderne Aldo Ercolano e Francesco Di Grazia. Trattasi di un caso di lupara bianca verificatosi perché la vittima fu ritenuta responsabile di una rapina in danno di un supermercato di Aldo Ercolano;
  • omicidio di Domenico La Rosa, commesso a Catania il 24/9/1992: è chiamato a risponderne Aldo Ercolano. La vittima era specializzata in rapine e, nel corso di una di esse, perpetrata nel 1983, venne ucciso il fratello di Francesco Arcidiacono inteso u salaru, che pertanto chiese e ottenne vendetta;
  • omicidio di Maurizio Colombrita, commesso a Catania il 28/1/1991: è chiamato a risponderne Aldo Ercolano. La vittima era estranea ai contesti mafiosi e fu uccisa per errore in luogo del fratello, destinatario dell’attentato perché appartenente al clan Cappello.

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