CATANIA – A seguito dell’emergenza Coronavirus in Italia, i segretari generali di Uil e UilTucs Catania, Enza Meli e Giovanni Casa hanno dichiarato: “Non si può fare a meno dei punti vendita di alimentari, non si può fare a meno dei lavoratori che consentono di tenere aperti questi punti vendita. Nessuno, allora, giochi sulla loro pelle! Rivolgiamo un appello-denuncia agli imprenditori del settore, ma chiediamo anche l’intervento di Prefetto e sindaci. Noi, se necessario, siamo pronti a intraprendere ogni azione legale“.
Ancora aggiungono: “Riceviamo continue segnalazioni e abbiamo anche potuto constatare personalmente come soprattutto alle casse il personale non sia sufficientemente tutelato dal rischio di contagio. Spesso sono sprovvisti di mascherine e guanti, mancano le necessarie distanze di sicurezza dai consumatori. Va, inoltre, segnalato che non ovunque gli accessi sono regolati da personale e bisogna, quindi, rifarsi al senso civico degli utenti. Le imprese del settore, peraltro interessate in questo momento da un flusso di vendite altissimo e certamente loro gradite, si preoccupino delle loro risorse più importanti. Le risorse umane!“.
Enza Meli e Giovanni Casa concludono: “Rivendichiamo la piena e rigorosa applicazione delle norme emanate ancora in queste ore dal Governo per contrastare l’emergenza Coronavirus, pretendiamo rispetto per una categoria di lavoratori che ha grande senso di responsabilità ma non può essere chiamata a inutili, pericolosi, atti di quotidiano eroismo. A tutte le aziende della distribuzione organizzata, poco importa se grande o media o piccola, rivolgiamo quindi con rabbia e amarezza questo appello-denuncia: venga immediatamente assunta ogni misura a tutela del personale e, conseguenzialmente, della stessa clientela. Confidiamo nella responsabilità degli imprenditori ma al tempo stesso riteniamo necessario rivolgerci con questa nota, per quanto di loro competenza, al Prefetto di Catania e ai sindaci. Al Prefetto, poiché presiede il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza. Ai sindaci, in quanto autorità sanitarie comunali”.
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