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28.10.2026

Sicilia, produzione vinicola per 2026 stimabile tra 160 e 180 milioni di euro per l’export. Perdita valutabile di circa 1,8 milioni di ettolitri di nettare di Bacco. Stati Uniti cliente più affezionato a cantine siciliane

di Giuseppe Firrincieli | 4 min di lettura

L’estate di San Martino si avvicina e le previsioni parlano che la Vendemmia 2026 si prospetta in Sicilia molto positiva dal punto di vista della qualità, anche se con una riduzione di quantità e vendemmia anticipata nei tempi

Sicilia, produzione vinicola per 2026 stimabile tra 160 e 180 milioni di euro per l’export. Perdita valutabile di circa 1,8 milioni di ettolitri di nettare di Bacco. Stati Uniti cliente più affezionato a cantine siciliane

L’estate di San Martino si avvicina e le previsioni parlano che la Vendemmia 2026 si prospetta in Sicilia molto positiva dal punto di vista della qualità, anche se con una riduzione di quantità e vendemmia anticipata nei tempi.

La qualità si mostra alta e le uve sono sane, grazie ad un autunno piovoso che ha ricaricato le riserve idriche del terreno e l’assenza di gravi malattie della vite, come la peronospora che aveva colpito parecchie piantagioni negli anni precedenti. Le uve sono arrivate a maturazione in ottime condizioni fitosanitarie. Di certo c’è che il grande caldo estivo ha accelerato la maturazione con largo anticipo, già a metà luglio nella Sicilia occidentale per concludersi in autunno nel zone più alte come le vigne dell’Etna.

Ancora le temperature elevate hanno aumentato la concentrazione di zuccheri negli acini e ridotto il peso complessivo dei grappoli come il volume di vino prodotto. Però, a vantaggio, si registra un buon potenziale per produrre vini di alto livello, sebbene alcune zone siano sbilanciate sui rossi in un periodo in cui il mercato mostra una maggiore richiesta di vini bianchi.

La vendemmia sull’Etna si conferma una delle più affascinanti, mitiche e complesse, descritta, quest’anno dai produttori come una raccolta d’altri tempi, caratterizzata da un’ottima qualità, ma con rese nettamente inferiori. Mentre nel resto dell’Isola, la raccolta è iniziata, come anzidetto, con anticipi record, il vigneto “Etna” ha beneficiato del suo microclima unico per le sue altitudini elevate, habitat che ha preservato la freschezza e la raffinatezza, caratteristiche tipiche dei vini del Mongibello. Il Carricante per i bianchi, il nerello Mascalese e Cappuccio per i rossi in ottimo stato, di buon profumo e di gusto vellutato, senza eccessi d’alcol, anche se si registra un calo di produzione stimato al 20 e il 30 percento, rispetto alla media.

Per i vini delle terre calcaree e sabbiose del Val Di Noto e di Vittoria, la vendemmia ha regalato grandi soddisfazioni qualitative per il Nero d’Avola e il Cerasuolo di Vittoria, pur dovendo fare i conti con le bizzarrie del clima, causa principale della riduzione della quantità complessiva. L’impatto del meteo a Vittoria, patria dell’unico Vino DOCG siciliano, nato dal matrimonio tra il Nero d’Avola e il Frappato, ha registrato forti piogge a metà settembre: tutto ciò ha costretto le cantine a rallentare le operazioni di raccolta nei vigneti, con un calo quantitativo della produzione stimato dal 20 al 30 per cento. Ogni bottiglia di Cerasuolo di Vittoria DOCG porta sul collo una fascetta con un codice alfanumerico, tale sigillo certifica la tracciabilità assoluta e impedisce
qualsiasi tipo di contraffazione.

Nella Valle di Mazara ed in tutta la Sicilia Occidentale che comprende il Trapanese, la culla vitivinicola dell’Isola, la vendemmia di quest’anno restituisce un quadro a due velocità, sempre influenzato dell’acqua e della resilienza delle diverse varietà. Da evidenziare che la qualità complessiva e ovunque, dall’aspetto quantitativo vengono registrate differenze sostanziali, tra le varie zone. Nella fascia costiera, fra Petrosino e Mazara del Vallo, i vigneti hanno mostrato una straordinaria resistenza e le uve sono arrivate al palmento perfettamente sane, con un bilanciamento ideale fra zuccheri e acidità. Nell’entroterra marsalese e Salemi, con la crisi idrica e il calo delle rese, si è registrata una forte siccità estiva aggravata dai problemi legati al riempimento della diga Trinità, che hanno pesato enormemente per la produzione. Molte aziende vitivinicole hanno registrato un calo produttivo tra il 30 e il 40 per cento. Così il 2026 rappresenta un’annata di gradazioni alcoliche decisamente elevate. I vitigni storici, però resistono, come quelli autoctoni, quali il Grillo, il Catarratto, il Perricone e il Nero d’Avola, mentre vitigni internazionali come lo Chardonnay e il Sirah hanno sofferto molto, proprio per la mancanza d’acqua. E non solo, la vendemmia 2026 deve fare i conti, dal punto di vista commerciale, con macro giacenze degli anni precedenti, tanto che i produttori sono costretti gestire le vendite con estrema prudenza per non sovraccaricare il mercato del vino.

Da evidenziare che lo Zibibbo e il Marsala DOC rappresentano il cuore pulsante della tradizione storica enologica della Sicilia Occidentale. Lo zibibbo è un vitigno incredibilmente resiliente e perfettamente capace di adattarsi al caldo torrido africano. Il Marsala DOC è il vino più famoso d’Italia e quest’anno la raccolta delle uve è iniziata con largo anticipo, addirittura nel mese di agosto, però con gli acini rimasti più piccoli a causa della siccità, che hanno accumulato un’altissima densità di zuccheri, ha consentito di produrre un vino di ottima annata.

Nelle colline del Messinese, i venti dello Stretto e le brezze marine hanno attenuato la morsa del caldo estivo, riducendo al minimo l’impatto negativo sui grappoli, portando al palmento uva sana. Una certa cautela si è registrata nel DOC mamertino per via della sensibilità alle alte temperature, specie per alcune varietà autoctone come il Nocera. Nelle Isole Eolie, la Malvasia ha beneficiato di un quadro climatico meno aggressivo, ma equilibrato.

In termini di economia produttiva vitivinicola, la Sicilia si inserisce, nel 2026, in un quadro complesso, ma stimabile tra i 160 e i 180 milioni di euro per l’export di vino dell’Isola, ma con una perdita stimabile di circa 1,8 milioni di ettolitri totali del nettare di Bacco, dovuta alla siccità. Chiaramente gli Stati Uniti rimangono la prima destinazione per le cantine siciliane.

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