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27.08.2026

Cenere dell’Etna, la Regione punta al riutilizzo nella bioedilizia. Aricò: “Da rifiuto a risorsa”

di Redazione | 2 min di lettura

L’assessore propone anche una voce specifica nel prezzario regionale dei lavori pubblici per rimozione, raccolta, trasporto e smaltimento. Convocata la commissione del Dipartimento tecnico

Cenere dell’Etna, la Regione punta al riutilizzo nella bioedilizia. Aricò: “Da rifiuto a risorsa”
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Trasformare la cenere vulcanica da problema da smaltire a possibile risorsa per la bioedilizia e, allo stesso tempo, dare ai Comuni strumenti certi per affrontare i costi provocati dalle ricadute dell’Etna. È il doppio obiettivo della proposta avanzata dall’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò, che ha convocato la commissione del Dipartimento regionale tecnico per valutarne la fattibilità.

L’iniziativa arriva dopo le ricadute di cenere vulcanica registrate nei giorni scorsi e le richieste avanzate da diversi Comuni dell’area etnea, costretti a intervenire per ripulire strade, piazze e spazi pubblici.

Una voce specifica nel prezzario regionale

La prima proposta riguarda l’introduzione, nel nuovo prezzario regionale unico dei lavori pubblici, di una voce specificamente dedicata alle operazioni connesse alla cenere vulcanica.

L’obiettivo è stabilire un riferimento regionale chiaro e uniforme per quantificare i costi sostenuti dagli enti per rimozione, raccolta, carico, trasporto, conferimento e smaltimento del materiale.

“La cenere vulcanica rappresenta per la Sicilia un fenomeno ricorrente che può creare difficoltà concrete ai Comuni e agli enti che devono intervenire rapidamente per liberare strade, aree pubbliche e altre superfici – spiega Aricò –. Per questo riteniamo necessario lavorare alla definizione di un riferimento regionale chiaro e omogeneo per la quantificazione dei costi”.

Uno strumento che, nelle intenzioni dell’assessorato, dovrebbe permettere agli enti locali di programmare gli interventi e predisporre più rapidamente gli atti amministrativi, soprattutto nelle fasi di emergenza.

Dalla cenere vulcanica nuovi materiali per la bioedilizia

Ma la novità più significativa riguarda la possibilità di recuperare e riutilizzare la cenere, anziché destinarla esclusivamente allo smaltimento.

La Regione intende infatti valutare, quando le caratteristiche del materiale e le norme lo consentano, il suo trattamento per la produzione di semilavorati destinati alla bioedilizia, con l’obiettivo di favorire anche la tutela ambientale e l’economia circolare.

“Vogliamo valutare, laddove tecnicamente possibile e nel rispetto delle disposizioni vigenti, anche le opportunità di trattamento, recupero e riutilizzo di questo materiale per la bioedilizia”, sottolinea l’assessore.

Un problema ricorrente per i Comuni etnei

La proposta potrebbe assumere particolare rilevanza per i territori alle pendici dell’Etna, dove le fasi eruttive e le emissioni di cenere comportano periodicamente interventi straordinari di pulizia e costi rilevanti per le amministrazioni locali.

Le nuove voci del prezzario potrebbero essere articolate in funzione delle diverse operazioni necessarie: dalla raccolta al trasporto verso siti di deposito o impianti autorizzati, fino allo smaltimento e alle eventuali attività di trattamento e recupero.

Il progetto dovrà adesso essere approfondito sul piano tecnico attraverso il confronto con enti locali e soggetti competenti, verificando caratteristiche della cenere e possibili modalità di impiego.

Una prospettiva che punta quindi a cambiare l’approccio a uno dei problemi più frequenti nei territori etnei: non soltanto liberare le città dalla cenere dopo le eruzioni, ma provare a trasformare ciò che oggi rappresenta un costo e un disagio in una materia da recuperare e riutilizzare.

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