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26.06.2025

Violenza sessuale su studentesse, la Procura di Catania impugna l’assoluzione del professore: “Processo durato 9 anni, valutazione contraddittoria”

di Redazione
Violenza sessuale su studentesse, la Procura di Catania impugna l’assoluzione del professore: “Processo durato 9 anni, valutazione contraddittoria”

CATANIA – La Procura di Catania ha presentato ricorso contro la sentenza di primo grado che ha assolto un professore dell’Università etnea dall’accusa di violenza sessuale e molestie verbali nei confronti di otto studentesse, episodi risalenti al periodo compreso tra il 2010 e il 2014 presso l’ospedale Vittorio Emanuele-Ferrarotto.

Il docente era stato scagionato in parte per intervenuta prescrizione e in parte con una motivazione che ha fatto discutere: secondo il Tribunale, pur essendo accertato che “ha appoggiato i palmi al seno”, non si sarebbe trattato di una “pressione particolare delle mani”, e dunque non ci sarebbero stati gli estremi per configurare il reato di violenza sessuale.

Nel ricorso firmato dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Francesco Cristoforo Alessandro Camerano, si critica duramente il “decorso inaccettabile del tempo” del processo, durato nove anni e assegnato a più collegi giudicanti, un rallentamento che — secondo i pm — ha “danneggiato le vittime” e influito sulla memoria dei testimoni.

Secondo la Procura, la sentenza sarebbe viziata da “un insanabile errore logico”, poiché da una parte riconosce un comportamento “predatorio, ossessivo” dell’imputato, sostenuto da “dichiarazioni convergenti delle vittime e di numerosi testimoni”, ma poi giunge a un’”illogica” assoluzione per mancanza del dolo e dell’elemento oggettivo del reato.

Ardita e Camerano sottolineano che i giudici si sono concentrati eccessivamente su singoli episodi, perdendo di vista il quadro complessivo e commettendo quella che definiscono una “errata parcellizzazione” delle testimonianze. “La convergenza di otto racconti simili, dettagliati e coerenti, molti dei quali provenienti da ragazze che all’epoca nemmeno si conoscevano — si legge nell’appello — costituisce una prova insuperabile della responsabilità dell’imputato”.

La parola ora passa alla Corte d’appello, che dovrà rivalutare l’intero impianto accusatorio e stabilire se la sentenza di assoluzione regga anche sotto il profilo logico e giuridico.

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