Autotrasportatori, agricoltori e pescatori uniti nella protesta contro il caro gasolio. Giovanni Lo Schiavo, segretario provinciale della CISAL Catania: "Costi insostenibili, per i pescherecci oltre 1.700 euro a uscita". Cresce la preoccupazione per le conseguenze su imprese, lavoratori e famiglie
La protesta contro il caro carburanti si allarga e coinvolge autotrasportatori, agricoltori e marinerie, uniti in una mobilitazione che rischia di avere pesanti ripercussioni sull’economia siciliana. A lanciare l’allarme è anche la CISAL Catania, che denuncia una situazione ormai insostenibile per migliaia di piccole imprese e aziende familiari, sempre più vicine al rischio di chiusura.
“Un vero e proprio attacco allo Stato sociale”: è questa la denuncia del sindacato, che interpreta la mobilitazione in corso come il segnale di un malessere economico e sociale profondo, alimentato dall’aumento dei costi energetici e dalle difficoltà di interi comparti produttivi.
A intervenire sulla vertenza è Giovanni Lo Schiavo, segretario provinciale della CISAL Catania, che evidenzia le difficoltà economiche affrontate quotidianamente dagli operatori del settore.
“Al centro della mobilitazione l’aumento vertiginoso del prezzo del gasolio e dei carburanti che ha reso i costi operativi (riempire i serbatoi degli autotreni, uscite in mare per i pescherecci che superano i 1.700 euro a uscita) incompatibili con i ricavi”, dichiara Lo Schiavo.
Una situazione che, secondo il sindacato, sta mettendo in seria difficoltà soprattutto le piccole imprese di autotrasporto, le aziende agricole e le attività della pesca, costrette a sostenere spese sempre più elevate a fronte di margini di guadagno insufficienti.
Le conseguenze della mobilitazione non riguardano soltanto le categorie direttamente coinvolte nella protesta.
La CISAL denuncia il rischio di una paralisi della filiera agroalimentare, con prodotti agricoli e ittici che rimangono bloccati nei magazzini o sui mezzi di trasporto, causando perdite economiche ai produttori.
Particolarmente delicata è la situazione dei prodotti freschi e deperibili, per i quali eventuali ritardi prolungati nelle consegne possono tradursi in sprechi e nella perdita di intere campagne di raccolta.
A risentirne potrebbero essere anche i consumatori, con una riduzione della disponibilità di alcune merci e ulteriori aumenti dei prezzi al dettaglio.
Secondo la CISAL Catania, il caro carburanti rappresenta un problema che va ben oltre il settore dei trasporti.
L’aumento dei costi di produzione e distribuzione rischia infatti di ripercuotersi direttamente sulla spesa quotidiana delle famiglie, già alle prese con il caro vita e con la progressiva riduzione del potere d’acquisto.
La mobilitazione congiunta di autotrasportatori, agricoltori e pescatori viene quindi definita dal sindacato “una lotta per la sopravvivenza”, espressione delle difficoltà di chi non riesce più a sostenere le spese necessarie per continuare a lavorare.
I manifestanti denunciano inoltre mesi di promesse istituzionali rimaste senza risposte concrete, ritardi nell’erogazione dei ristori e un sistema economico che continua a scaricare sui singoli operatori i maggiori costi dell’energia e del lavoro.
La prosecuzione della protesta alimenta la preoccupazione per le possibili conseguenze economiche e sociali sul territorio siciliano.
La CISAL Catania richiama l’attenzione sulla necessità di individuare soluzioni concrete e tempestive per sostenere le imprese, salvaguardare i posti di lavoro e impedire un ulteriore aggravamento della crisi.
L’attenzione è ora rivolta al tavolo negoziale convocato dal Governo nazionale, dal cui esito dipenderanno i prossimi sviluppi della mobilitazione.
Per il sindacato, la vertenza non riguarda soltanto il prezzo del carburante, ma la tenuta di interi settori produttivi e la capacità di migliaia di famiglie di continuare a vivere del proprio lavoro.