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15.10.2026

Call center in crisi: “La Sicilia paga il prezzo più alto”

di Redazione | 2 min di lettura

Critica la situazione specialmente a Palermo, con gli esuberi di Konecta Italia e System House, che si aggiungono ai licenziamenti dovuti alla chiusura di realtà storiche come Almaviva Contact e Abramo Customner Care

Call center in crisi: “La Sicilia paga il prezzo più alto”
Indice

Periodo di profonda crisi per il settore dei call center (Crm/Bpo), con ripercussioni a livello nazionale, ma soprattutto in Sicilia.

Critica la situazione specialmente a Palermo, con gli esuberi di Konecta Italia e System House, che si aggiungono ai licenziamenti dovuti alla chiusura di realtà storiche come Almaviva Contact e Abramo Customner Care.

L’allarme dei sindacati

A lanciare l’allarme sono le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil che hanno indetto uno sciopero per il prossimo 11 novembre.

“Nell’Isola sono oltre 7 mila i posti di lavoro direttamente in pericolo, una cifra che rischia di creare un disastro sociale”, fa notare la Slc Cgil di Palermo.

“La Sicilia rischia di pagare il prezzo più alto”

“La Sicilia, e in particolare Palermo, storicamente uno dei bacini più rilevanti d’Italia per i servizi di customer care, rischia di pagare il prezzo più alto di questa trasformazione non governata. Il continuo calo dei volumi di attività, unito a gare d’appalto al massimo ribasso e al tentativo di eludere la clausola sociale, sta mettendo in ginocchio migliaia di famiglie. A questa mancanza strutturale di tutele e regole si è aggiunta l’introduzione massiccia e incontrollata di strumenti di automazione e Intelligenza artificiale”.

“La situazione è precipitata”

Nelle sole ultime settimane “la situazione è precipitata a una velocità impressionante: dopo l’annuncio da parte di Konecta Italia di oltre mille a livello nazionale e Callmat con la chiusura del sito di Matera (300 tra lavoratrici e lavoratori), l’ulteriore allarme arriva da SystemHouse (525 esuberi) portando così, a oltre 2.500 i posti di lavoro a rischio dichiarati in una sola settimana”.

“Un massacro sociale”

“Tutto ciò – osserva la Slc Cgil di Palermo – nell’indifferenza delle Istituzioni, incapaci di garantire soluzioni occupazionali e di dare seguito agli impegni presi per la salvaguardia del settore. L’istituzione di un tavolo permanente di crisi con il Mimit e con il Mdlps non è più rinviabile. La transizione tecnologica non può e non deve trasformarsi in un massacro sociale“. 
   

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