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03.09.2026

Bestemmiare in pubblico può costare fino a 309 euro, il Codacons: “La legge esiste ancora, ma quante multe vengono fatte?”

di Redazione | 2 min di lettura

Bestemmie in pubblico, cosa prevede l'articolo 724

Bestemmiare in pubblico può costare fino a 309 euro, il Codacons: “La legge esiste ancora, ma quante multe vengono fatte?”
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Bestemmiare pubblicamente può comportare una sanzione fino a 309 euro. A riportare l’attenzione su una norma ancora presente nell’ordinamento italiano è il Codacons, che adesso chiede di conoscere quante volte venga realmente applicata e quante siano le multe elevate sul territorio nazionale.

Al centro della questione c’è l’articolo 724 del Codice penale, che disciplina la bestemmia e prevede una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 51 e 309 euro nei casi previsti dalla norma.

Bestemmie in pubblico, cosa prevede l’articolo 724 c.p.

La bestemmia non costituisce più un reato. La condotta, un tempo penalmente sanzionata, è stata infatti depenalizzata con il decreto legislativo 507/1999 e dal 2000 costituisce un illecito amministrativo.

La disposizione, tuttavia, è ancora in vigore e prevede una sanzione pecuniaria per chi pubblicamente bestemmi, attraverso invettive o parole oltraggiose contro la Divinità.

Ed è proprio sulla concreta applicazione della norma che il Codacons chiede adesso maggiore chiarezza.

Tanasi: “Una norma vigente non può essere trattata come se non esistesse”

“Non chiediamo nuove leggi né l’introduzione di nuove multe – afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons – ma vogliamo sapere quanto una disposizione tuttora presente nel nostro ordinamento venga effettivamente applicata. Una norma vigente non può essere trattata come se non esistesse“.

L’associazione chiede quindi alle autorità competenti di rendere pubblici i dati relativi alle contestazioni dell’articolo 724 effettuate negli ultimi anni e alle sanzioni effettivamente irrogate.

L’obiettivo è capire quale sia oggi il reale livello di applicazione della disposizione in Italia.

“Le regole o si applicano o si cambiano”

Per Tanasi la questione riguarda soprattutto la certezza delle regole.

“Se il legislatore ritiene che questa disposizione debba continuare a far parte del nostro ordinamento, è giusto che venga applicata nei casi previsti dalla legge. Se, al contrario, si ritiene che abbia perso la propria funzione, si apra una riflessione sulla sua permanenza. Quello che non convince è mantenere in vigore norme delle quali non conosciamo il reale livello di applicazione”.

Dal Grande Fratello a La Fattoria: gli esposti del 2004

Quello sollevato oggi non è un tema nuovo per il Codacons. Già nel 2004 l’associazione era intervenuta dopo due episodi di bestemmie pronunciate durante i reality “La Fattoria” e “Grande Fratello”.

In quelle occasioni erano stati presentati esposti alla Procura della Repubblica di Roma facendo riferimento proprio all’articolo 724.

A distanza di oltre vent’anni, l’associazione torna dunque sull’argomento chiedendo trasparenza sui numeri e sull’effettiva applicazione delle sanzioni.

“Nessuna caccia a chi usa un linguaggio volgare”

“Non vogliamo avviare una caccia a chi usa un linguaggio volgare né entrare nelle convinzioni religiose o personali dei cittadini”, precisa Tanasi.

“Il principio è semplice. Le leggi dello Stato, finché restano in vigore, devono essere conosciute e applicate. Chiediamo quindi di sapere quante volte questa disposizione venga oggi concretamente applicata”, conclude il segretario nazionale del Codacons.

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